venerdì 3 febbraio 2017

IL CAZZO DI SALAZAR
Il mister ci aveva chiesto di far girare palla, di confonderli col palleggio, perché fisicamente erano più robusti di noi che siamo sempre stati una squadra di mezzeseghe. Però avevamo talento ed io mi ero ritagliato quello spazio di campo dove puoi toccare tanti palloni senza dover faticare molto. In fondo, in quel periodo, io mi sentivo Dragan Stojkovic. E a buon ragione. Cinque minuti dopo avevo già messo dentro un pallone proveniente da sinistra con un bel piattone chirurgico. E alla mezzora avevo già fatto ammonire due avversari troppo rudi col tenero Badd. Solo che, poco dopo, l’Etoile Fréjus pareggia. Così nello spogliatoio c’è amarezza. Ma era il nostro spogliatoio, dove tante volte ci eravamo misurati i cazzi e dove avevo capito che ci sono cazzi grossi che diventano piccoli, cazzi piccoli che restano piccoli e cazzi piccoli che possono diventare enormi. È un ambiente uterino che rigenera. Uno sciroppo di rose caldo. E il mister che invoca ancora il palleggio perché il pareggio non ci basta. Ma non ci siamo più. L’Etoile c’ha più fisico e ci mette sotto. Però reggiamo. Caparbi fino alla fine, quando mi arriva una palla appena fuori dall’area di rigore, una palla di quelle che richiedono un piede felpato per essere messe dentro a giro. Ed io mi ricordo che sono Stojkovic, faccio una finta che sembra che la metto a destra ma poi la piazzo alla sinistra del portiere. Forte. Tesa. E gira bene. E lui vola. Vola dalla parte sbagliata però. Ma quel volo sembra non finire più. Lui nero con la divisa gialla. Lui spiazzatissimo con le braccia protese a destra e il pallone che gli arriva alla sinistra. E non ha sollevato abbastanza le gambe per arrivarci coi piedi. Sembra fatta. Ma non entra ancora. Mi guardo attorno. Mi rigiro. La para. Non si sa con quale cazzo di arto ci sia riuscito ma la para. E poi vedo la palla uscire sul fondo. Fuori. Proprio mentre l’arbitro fischia la fine. Come cazzo ha fatto a prenderla? Mi domando. Come cazzo ha fatto? Non si sa. E ci portiamo questo interrogativo sotto alla doccia, ed è una doccia mesta, e i nostri cazzi sono più piccoli del solito. Poi giunge il mister dell’Etoile e ci chiede se anche loro possono farsi la doccia da noi che la caldaia dell’altro spogliatoio è guasta. E noi si. E arriva anche quel negroide di portiere. Salazar si presenta e mi tende la mano. Ma come cazzo hai fatto a prendere quel pallone? E ride. Si toglie le mutande e ride. E deve ridere parecchio anche la sua ragazza. Perché il negroide aveva preso il mio pallone con la terza gamba, l’unica che poteva arrivare in quell’angolo. E noi ce ne dovemmo fare una ragione. Al punto che da quel giorno smettemmo pure di misurarci il cazzo.
KELSO: Smailholm Tower