giovedì 29 dicembre 2016

ROTTING CHRIST - RITUALS
Ero appena uscito dallo stadio e la partita era andata una merda, 1-2 e un sacco di coglionate fatte su e giù per il prato. La giornata, poi, oltre che deludente era stata pure calda, per cui incombeva una vera e propria sete atavica. Così a Ponte Milvio ci siamo infilati in una sorta di pub per rinfrescare l’ugola arrossata anche dagli eccessivi dii e dalle innumerevoli madonne. Solo che quel posto era parecchio strano: sulla parete, a destra della porta, c'era una grande foto con due finocchi che si inculavano, e quei culattoni che ci davano dentro mi pareva pure di averli già visti da qualche parte, forse quel giorno che ero stato in tribunale, forse erano due avvocati, forse due magistrati. Comunque era evidente che si trattasse di un posto strano, in cui sentivo tutto il disagio incrementare. Fortuna che in un angolo, sull’affranto ma per nulla disperato, sbuca fuori che c’è mister Juric. Partita del cazzo eh mister? Abbiamo dei terzini di merda, aggiungo, forse ci manca un po’ di tecnica. No amico, mi corregge lui, ci manca solo un po’ d’intelligenza, ho la squadra col QI più basso dell’intera Serie A, questo è il problema. E intanto dalle cuffie che ha posato sul bancone sento che escono note che ben conosco. Sono i Rotting Christ. Mi pare proprio Rituals. Ci vorrebbe Sakis Tolis a centrocampo eh? Dico al mister. E lui mi guarda triste e dice che Sakis Tolis potrebbe metterlo in qualsiasi ruolo. Uno con la sua capoccia sta dappertutto. E poi ogni canzone è come un’azione che comincia. Senti Rituals. È un top. Impatto e scorrevolezza che non sembra nemmeno metal. Nuovi ingredienti e nuove idee ad ogni pezzo. Sempre diversi, sempre imprevedibili. Ogni riff è un contropiede riuscito, ogni passaggio di batteria è una palla scardinata dai piedi del centrocampista avversario. E il cantato è un’espansione di energie che ci libera da tutti gli ospiti indesiderati del nostro inconscio. E quindi è il gol. È così che dovrebbe essere una squadra di calcio, come una metal band che arricchisce la tradizione con nuovi e per questo imprevedibili elementi, aggiunge il mister. Ed io dico, cazzo. Rituals è di sicuro il più bel disco di questo 2016 morente però non l’avevo mai vista sotto questo aspetto. Quindi cazzo. Si. E poi ringrazio il mister per la lezione di tattica. Gli lascio pagata la Tennent’s che stava bevendo e scappo da quel posto di presunti sodomiti. Peccato che in macchina Rituals non ce l’ho, però. E quindi dovrò arrivare a casa per ascoltarlo ancora. Ma sarà un piacere. E la domenica, sportiva e non, sarà meno deprimente. Provatelo anche voi, qua.