lunedì 12 settembre 2016

ANDIAMO A COMANDARE UN CAZZO
Che stazioni radio del cazzo. Tutta merda per pischelli onanisti. E poi il disprezzo che mi monta quando mettono pezzi di rap tricolore. Che io mi ricordo i Public Enemy, IceT e Ice Cube, per non dire Notorious e Snoopy. Quelli si che avevano qualcosa da dire. Strade. Rivolta. Invece questi sedicenti rapper nazionali hanno avvilito il genere. Andiamo a comandare un cazzo. Idioti. E maledetta la mia auto che stasera s’è persa gli mp3 che avevo preparato. Così tocca spingere per arrivare prima. Più forte. E meno male che ho messo gli anfibi anche se fuori ci sono 30 gradi. Meno male. Che sennò mi si sveglia quel tendine che dalla caviglia deve arrivare fino alle palle perché ogni volta che si infiamma mi duole minimo pure un coglione. Ma vabbè. La strada è zeppa di gente strana ed uno più stupido di tutti gli altri mi si appiccica al culo come se volesse penetrarmi. Sono ai 140 all’ora. Col cazzo che mi levo. Mi porto ai 150. Continua a volermi inculare. 160. Nada. Lampeggia. Vuol farmi vedere che ce l’ha grosso l’imbecille. Ma non posso fargli mangiare più merda di così, non posso. Ce li avrei pure i cavalli per andare via ma davanti a me la situazione è troppo trafficata per spingere oltre. Così il pirla mi si porta sulla destra, mi affianca, mi usa il dito e sfreccia via. Muori bastardo. Muori. Ma se ne va. Ben poco lontano però. Dopo 100 metri, su un falso piano, il tizio davanti a lui frena, ma non si ferma, frena soltanto, tanto quanto basta per far stringere il culo al coglione che sterza a sinistra, blocca le ruote, sbanda a destra, finché la sua Audi non parte in un carpiato che termina dritto per dritto sotto al paracarro. Quelli davanti schizzano via. Arrivo io e decido di fermarmi che non sia mai che mi abbiano filmato e mi mettano dentro per omissione di soccorso. Così accosto. Scendo e lo trovo ancora al suo posto. Non si capisce come possa essere ancora in vita. La testa è sul prato innanzi, a ben guardare, ma il corpo è lì sul sedile. Sta ancora frenando. Io vado a discutere con la testa. Ha uno sbrego sulla fronte ma sembra vigile. Chiama l’ambulanza chiama. Ciccio, da quanto non le controllavi le pastiglie? Chiama l’ambulanza chiama. Col cazzo gli faccio io. Chiama l’ambulanza, ti prego. Giammai, tu sei troppo stupido per vivere. E tra una chiacchiera e l’altra aspetto che la testa di cazzo si dissangui. Poi chiamo il 118. Signori, c’è stato un incidente. Feriti? No, però mi sa che uno è morto. Come faccio a dirlo? Il corpo è in macchina ma la testa è su un prato di cocomeri. No, sono sicuro che non sia un cocomero. Sono un bravo ragazzo, lo so. Ok, vi aspetto qui. Finisco la chiamata, accendo una sigaretta e lancio ancora un’occhiata alla testa del rapper. Così impari a fare musica di merda. Stronzo.
BORDEAUX: Grand Théâtre siège de l'Opéra National