lunedì 16 novembre 2015

SIAMO DIVENTATI DEI FROCI
Non so che cosa avrei scritto a caldo, ma dopo due giorni dai fatti di Parigi il rancore mi fa ancora sperare nel rapido approntamento di una vendetta feroce e sanguinaria. Personalmente, poi, mi sono rotto pure i coglioni di tutti quei vegani che lo menano con parole quali comprensione, tolleranza, amore. E dico basta anche a quei cretini che parcheggiano un pianoforte a coda su un marciapiede e si mettono a suonare Imagine. Se suoni Imagine hai già perso in partenza. E loro è quello che cercano che canticchiate Imagine, teste di cazzo che non siete altro, perché siete deboli mentre lo fate e perché gli dimostrate che non avete capito nulla: guardate che sono loro contro di noi, sveglia! Che, poi, è pure vero che tra di noi ci si sta sulle balle a vicenda per mille validi motivi, ma contro di loro si deve fare la testuggine, restare uniti. E possibilmente non fare le checche, le troie, le stupide o i chierichetti di sinistra. E, facciamo un favore a noi stessi, ammettiamo pure che sono dei bastardi islamici. Che non me ne frega un cazzo se tutti i musulmani siano o meno dei terroristi, la verità è che sta merda di religione è un problema più di altre. Questo terrorismo nasce da lì. La madre è quella. E non vedo nemmeno gli altri figli sbattersi oltre misura per portarsi a casa lo scalpo del fratello demente. Vedo invece, ogni giorno, disprezzo. Il loro disprezzo per noi. Per le donne. Per tutto quello che non è come vorrebbero loro. E quindi io dichiaro di essermi rotto il cazzo legittimamente. Per cui, per quanto mi riguarda, sangue chiama sangue e il fuoco si combatte col fuoco. Il problema semmai è un altro, e questo mi preoccupa ben di più di queste merde beduine che eccellono solo nel puzzare: è che quattro pirla, armati ma comunque pirla, entrano in una sala con 1500 persone e restano vivi finché non arrivano le forze speciali. Una volta quattro teste di cazzo del genere in mezzo a 1500 gagliardi giovani sarebbero state linciate sul posto e i loro cadaveri sarebbero stati appesi ai Marshall accanto al palco. Sicuramente si sarebbe contata qualche perdita inziale, ovvio, ma è certo che i quattro cammellieri sarebbero finiti appesi agli amplificatori per giocarci a freccette tutta la sera. Invece venerdì scorso ciò non è accaduto. E, in genere, ciò non succede più. Ora stiamo lì, giacciamo in attesa di eventi digitali, e lentamente moriamo perché siamo diventati un popolo di finocchi incalliti. E questo si che mi spaventa.
BERLIN: Schauspielhaus Konzerthaus