lunedì 6 luglio 2015

TETTE, TORI E TESTE DI CAZZO COI CAPELLI ROSSI
Della Grecia me ne fotto. Sono diventato troppo cinico perché mi possa importare qualche cazzo della pensione dei mangiafeta o dell’IVA di un armatore del Pireo. A me interessano solo i culi, le tette, qualche pompino e poi basta. Per questo sono a Pamplona, che è San Firmino e non mi posso perdere il chupinazo, il momento più ingordo della festa che da lì in poi sarà solo tori e testosterone. Sicché sono in un questa cornice di culi. E pure la tetta abbonda, riempie la calle. E chi se ne fotte delle polemiche di quelle quattro lesbiche della sinistra benestante che rompono i coglioni su ste cose. Siamo qui per fare gli zozzi. Tutti. Uomini e donne. E gli zozzi faremo. Per cui vai di tette. Vai di culi. E vino rosso. E nastri rossi. E poi aprono il cancello dei tori e quelli balzano in strada che sembrano soffiare nuvole di fiato caldo. Io credo che non abbiano paura. I tori. Ma gli umani si. Io me la faccio nella mutanda e mi ritiro sulla parte alta della strada. Il toro più grosso, bianco e nero come una mucca, svolta la curva per primo, ha circa dieci metri di vantaggio sugli altri, forse arriva troppo presto. I sanfirmini scappano. Quattro o cinque saltano la balaustra ma un paio restano sull’asfalto, il toro ci passa sopra e prosegue. Non è loro che vuole. Gli interessa il terzo. Ed io lo capisco. È un roscetto sfigato come tutti i roscetti. Gioca a fare il picador ma deve avere un cazzetto che si misura col calibro, almeno ora. Mucca-toro lo inforca una prima volta. Mi pare nel culo, in una chiappa. Poi gli si incastra il corno nei pantaloni dello sfigato e deve sbattere forte il collo per liberarsi. Lo sfigato dondola sulle corna della bestia. Urla. Piange. Ma col cazzo che qualcuno va ad aiutarlo. Io darei una mano al toro ma non ne ha bisogno. Ora s’è liberato e pesta duro. Una cornata all’altezza del femore. Il roscetto si accascia a terra. Mugola. Una cornata nella schiena. Si azzittisce ma non mi pare morto. Io aspetto con ansia che il toro ci regali un pezzone come quello che il suo consimile ha riservato a Julio Aparicio. Ma niente. Ad un certo punto il toro si ritrae. Come schifato. Questo roscetto mi fa ribrezzo, sembra dire. E se ne va. Scende stancamente giù per la calle fino all’arena dove andrà a morire. Ed io me ne dispiaccio. Invece del toro, avrei tanto desiderato veder crepare quel roscetto di merda.
Lindemann - Cowboy
BUDAPEST: The Liberty Bridge and Corvinus University