lunedì 3 febbraio 2014

FALLOCARENZA
La Fiat è scappata in America, l’Alitalia se n’è andata a puttane e il resto del paese sta sprofondando in una cloaca di corruzione, fango e merda chimica sepolta lì da decenni. Questo è lo stato reale delle cose. Letta, invece, e sembra impossibile ma l’ho sentito con le mie bellissime orecchie, vede che stiamo uscendo dalla crisi. Perché lui vede, scorge, immagina, auspica, sogna, evidentemente fatto di qualche strano fungo allucinogeno che germoglia tra palazzo Chigi e piazza Colonna. E non può essere altrimenti. Perché anche a Montecitorio deve circolare qualcosa di buonissimo, qualcosa di cui si sono fatti di brutto, perché a dire certe cazzate non puoi mica essere naturale di tuo. La Poldrini, per esempio, quella donna mi mette ansia. Lei fa parte del nuovo? Ridatemi Camillo Benso! O anche Anco Marzio che va bene. Perché, di questo passo, rimarremo senza porcoddii a forza di sprecarli tutti per sta gente qui. Come sta Poldrini… che, poi, tocca pure scriverla così ché quella è acida, cattiva e vendicativa come la prof di latino del liceo che non prendeva mai fallo perché al pomeriggio faceva l’ACR. Che è quello il vero problema. Perché questa è fallocarenza bella e buona. E la fallocarenza è sempre più diffusa. Sempre più virulenta. Sempre più letale. Attacca ogni strato della società. Dalla presidenza della camera fino a quella che rifà le camere. Ecco perché oggi io chiamo alle armi ogni uomo dotato di almeno 11 cm di pene. Perché sta fallocarenza va combattuta. Estirpata. Vinta. Ma dove siete? Masteroni e bull che girate ondivaghi fra le pieghe del web, paventatevi! Uscite dal digitale, tirate fuori i decimetri che vantate di possedere e poi scopate! Scopate. E scopate. Anche se le vostre donne sono evidentemente bruttissime. Anche se non si capisce come le possiate amare. Anche se sono stronzissime. Persino se risultassero infettive. Trombate. Fatelo. Donatevi alla patria e sacrificatevi per l’umanità. Che dopo un robusto orgasmo smetterete pure di lamentarvi del terreno dell’Olimpico e di un tempo costantemente di merda. Perché, in fin dei conti, è solo pioggia.
ABSU
Live at Saint Vitus Bar
Brooklyn, NY, USA, 18.11.2013