giovedì 23 gennaio 2014

UN GRANDE ODIO IMPONE GRANDI SACRIFICI
Due sere fa ero davanti al palazzo delle Poste di piazza Bologna e c’erano sti due mezzi burini che si davano arie da ultras. Uno aveva una sciarpa dei C.U.C.S. stretta attorno alla vita, l’altro calzava dei pantaloni senza cinta che lo effeminavano a tal punto che a stento potevo credere che fosse un combattente della curva. Comunque ci provava lo stesso a calarsi in quei panni e sembrava pure tutto garrulo quasi sapesse che, poco dopo, la Roma avrebbe vinto contro la Juventus nei quarti di finale di Tim Cup. Insomma, lì c’ero io, una con un culetto d’oro che smanettava su un i-phone poco più in là e, poi, sti due. Che mi toccava stare a sentire perché lì dovevo permanere nell’attesa di un bus che col cazzo che arrivava. Se le tengano pure a Varsavia quelle merde! E credo che c’avessero ragione da vendere. Vieni a casa mia. Caghi il cazzo. E vorresti pure che non ti metta al gabbio? Vaffanculo. Ci marciscano nelle galere polacche quei laziali! Ci si putrefaggano dentro! E mettiamoci insieme quei coglioni della politica che sono andati fin lassù a sputtanarci per loro. Da Letta alla negretta del Katanga. Tutti dentro. Per vilipendio. O inventatevi qualche altro cazzo purché non ci facciano più vergognare. Che tanto il soggiorno lo pagano i poland e, poi, di merda qui ce ne resta sempre abbastanza. Per cui succede che i due cominciano a starmi simpatici. Ragionano bene. Anche se lo fanno più col cazzo che col cervello ma ognuno adopera quel poco che ha. E, infatti, subito dopo, si giocano i punti appena presi. Come quando vai alla slot, vinci la prima e poi ti rigiochi tutto subito perdendolo. Da idioti veri. E si preoccupano del fatto che sabato prossimo i laziali ospiteranno la Juve. E che tiferanno per essa. Merde! Merde vere! Pezzi di sterco malcagato! E, infatti, la contraddizione c’è tutta ma è assolutamente legittimo che un grande odio imponga certi sacrifici. Io li capisco i laziali. Non li biasimo. E poi ci sono cose peggiori, cose che fanno più ribrezzo di un laziale che tifa Juve. Per esempio un romanista che sabato tiferà Lazio. Ma non glielo dico. Passa il bus. Cul d’or resta a terra. Io salgo. E me ne vado in pace perché, in fondo, me ne fotto.