mercoledì 20 novembre 2013

PESTILENCE - OBSIDEO
In Sardegna lo stato c’è, dice Letta. E, infatti, c’è. Come no? C’è in ogni fotografia di devastazione che ci arriva dalla sfortunata isola. C’è nella distruzione assoluta, nello sfacelo, nel fango, nella morte. Perché è proprio nel disfacimento totale che il nostro stato trova la migliore rappresentazione di se stesso. E, quindi, ha ragione il nipote di: in Sardegna lo stato c’è. Come c’è nell’abbandono, nella disoccupazione, nel Sulcis. E c’è pure con l’Alcoa quando invia il suo braccio armato a manganellare la disperazione. Per il resto, nulla di altro perviene perché un cazzo di altro esiste. Da domani seppelliranno i morti, i bambini, forse faranno qualche eroe su Canale 5 e, probabilmente, non si faranno nemmeno un po’ rodere il culo per quell’immagine da terzo mondo che abbiamo mandato in giro per il globo contando sul fatto che il resto del pianeta non sa che da noi non è passato né Katrina né Haiyan. Ed io spengo. Mentre resto convinto che a noi ci potrà salvare soltanto una bella pestilenza. E, in automatico, metto su il nuovo disco dei Pestilence. Che devo dire che sono un po’ titubante perché negli ultimi anni, da Resurrection Macabre direi, questo gruppo tulipano mi aveva parecchio deluso con dei lavori al limite dell’indecenza. Ma stavolta qualcosa sembra essere successo. Il thrash è tornato spinto ed osé, il death aggressivo. Per cui il disco, nel suo complesso, coinvolge parecchio presentandosi selvaggio come da tempo non erano più i suoi attori. Anzi, per rimanere in tema di catastrofi naturali, direi che Distress e Soulrot sono due scosse telluriche da non perdere se volete sentirvi tremare il culo a dovere. Ma pure le restanti track non sono male, scorrono che è un piacere, con gradevolezza, evidenza che si può sempre risorgere tornando ad esprimersi sugli antichi livelli. Insomma, un Mameli (voce e chitarra) che ce l’ha fatta c’è. Ma non è il nostro. E ce l’hanno fatta pure i Blues. Grande prestazione al cospetto dei vodka-boys! In quanto all’Italia, boh, aspettiamo la succitata pestilenza. Per ora accontentatevi dei Pestilence, però. Qui.


PARIS: Tour Eiffel