mercoledì 25 settembre 2013

MUNCH, UN MORTO E LA SCOPERTA DEL BLACK METAL
Abbiamo lasciato l’ostello e attraversato il Bryggen. Ci siamo sfamati coi migliori panini al salmone del pianeta, quindi ci siamo diretti alle pendici della collina da cui partiva le funivia dell’Ulriksbanen. Quando arriva Clodio. Una testa di cazzo mica male. Uno di quei tipi invadenti che si permettono di devastarti di stronzate con la sola scusa che parlano il tuo stesso idioma. Un idiota. Vengo con voi. Un cazzo. Gli diciamo. Noi saliremo a piedi. E sudo al solo pensiero che avevo appena esternato ma valutiamo che, in fondo, è l’unica possibilità che abbiamo di scrollarci dai coglioni quel cagacazzi. Ma nulla da fare. Clodio ce lo sprizza al culo. Decide che verrà con noi comunque. E, per tenere fede alle dichiarazioni appena fatte, dovremo pure farci il mazzo di salire a piedi. E i piedi sudano. E l’anfibio sdrucciola. E noi acceleriamo pure il passo contando che quel cretino resti indietro vista la sua dotazione adiposa. E forse ci resta. Ma ci resta per davvero. Infatti mi volto e lo vedo torcere il collo in maniera innaturale. A 180°. Poi gira le pupille degli occhi all’indietro. Bianche. E si accascia per terra come un birillo del bowling. Immobile. Secco. Stecchito. Così Timo torna indietro per quella decina di metri. Ed io lo seguo. Ci avviciniamo per valutare la situation ma sembra che non si possa fare nulla di furbo. Il tipo non respira. Forse è meglio così. Forse è un bene per l’umanità. Timo cerca di smuoverlo un po’ con gli anfibi. Per non sporcarsi. Questo è morto. Sentenzia tenendo le mani in tasca. E lo diamo per morto. E riprendiamo la via per la vetta. E quando arriviamo su il paradiso esteriore contrasta con il nostro inferno interiore. Tutti i fiordi si allargano ai nostri piedi. Si allagano. Alcuni sono blu. Altri quasi bianchi. La roccia ci si specchia dentro. Dura. Gelata. E ci si riflette sopra un sole rosso di un tramonto morente che ci sembra di essere nell’Urlo di Munch. O, forse, lo siamo. L’Urlo di Munch. Che angoscia e disperazione ci colgono in pieno ma è pur vero che abbiamo fumato molta erba. Che abbiamo appena aperto una nuova via sull’Ulriksbanen. E che abbiamo lasciato un morto lungo l’ascesa. Allora siamo giustificati. Ma ci affrettiamo a scendere a valle. E, quando arriviamo a terra, fa già buio. Così andiamo al Kvarteret a vedere i Satanael. Un altro urlo. L’urlo vero. Ma quelli erano tempi in cui nessuno poteva sapere che davanti a noi avevamo gli Immortal.
KAMPFAR
Live @ JOC Ieper
Belgium, 28/10/2012
STOCKHOLM: Statue Of Charles XII