lunedì 16 settembre 2013

I VINCITORI DELLA RIFFA PER IL PIACERE DI ESSERE BOIA
Stanotte ho fatto un sogno erotico. Anzi, pornografico. In cui c’erano alcuni audaci che stavano portando Perlusconi al patibolo. E la cosa più figa di tutte era che con lui venivano condotti pure i suoi tirapiedi. Prunetta. Pondi. Ed i Setta. Entrambi. Anche D’Elema coi suoi galoppini. Tutti. Ma, nel corso della flagellazione, c’era qualcosa che non funzionava mica. Infatti, i tessuti della pelle di sti stronzi si laceravano bene sotto ai colpi secchi dei vincitori della riffa per il piacere di essere boia, ma i loro corpi non sprizzavano tutto il sangue che era legittimo attendersi. Forse perché non ne avevano. Pensò qualcuno. Sta di fatto che i segni delle fruste operose emergevano ben evidenti ma poi non si coloravano di rosso. Ma di marrone. Voglio dire, da quei corpi si sprigionava merda! E prima piano, poi a fiotti veri e propri, la merda riempiva il piazzale di un olezzo insostenibile, di un odore più cattivo di quello del letame. Allora i fortunati vincitori della riffa per il piacere di essere boia conclusero che il loro premio faceva cagare e ritennero di far svolgere quel godurioso ma sporco lavoro ad altri. Alle schiave. Sicché, per martoriare ulteriormente quei corpi fetidi, usarono le troie di regime che stavano piagnucolando ai lati della corte. Stivaloni. Tute in lattice. Fruste coi ganci. La Tantanché e la Marfagna denotarono talento sadico non indifferente. Avevano qualcosa in bocca che non si capiva bene, il piazzale era ormai pieno di merda al punto che le feci stavano ben oltre l’altezza dei loro tacchi, ma il lavoro era compiuto bene. E quindi era giunto il momento della lapidazione. Per finirli. Per finirla. E il primo fu Elfano. Che, condotto al guinzaglio come un maremmano, non ringhiava neppure, evidentemente felice di poter morire insieme al padrone. Poi Prunetta. E per i cecchini fu fin troppo facile con quella capoccia enorme che sbucava da per terra. I Setta, invece, vennero lapidati in coppia per fare prima. Ed era divertente vedere le pietre che rimbalzavano tra una testa e l’altra come in un flipper. Poi fu il turno di quelli del piddì. Che il casino vero fu infilarli sottoterra perché comprensibilmente li rifiutava pure madre natura. Questi puzzano di più! Diceva. Non li voglio! Gridava Gea disperata. Ma, alla fine, convenne coi vincitori della riffa per il piacere di essere boia che il sacrificio si dovesse fare per il bene dell’umanità. E allora mise a disposizione della nobile causa il suo corpo tondo. Materno. Finché non toccò all’ultimo. Al nano maleodorante. Che, come ultimo desiderio, volle essere sepolto con le sue baldracche. E, mentre i sassi pervenivano copiosi sulle loro teste, il fatto anomalo era che tutti finivano nelle bocche delle due donne. Che ingoiavano tutto. Ma proprio tutto. E allora intervenne il presidente della riffa per il piacere di essere boia. Toglietemi dal cazzo quelle due troie e finiamo il nano! Ordinò con autorità. E le due puttane furono tradotte in un bordello per preti sulla Portuense proprio mentre il nano sprizzava l’ultima goccia di merda dal suo cervello ripieno. E l’Italia era libera. La gente era felice e faceva headbanging ascoltando i Necrodeath per le strade. Beautiful-brutal world sarebbe diventato il nuovo inno nazionale. Ed io mi sono messo ad ascoltarlo svegliandomi in preda ad una favolosa eccitazione.
ceci ne sont pas Bad Hands