giovedì 12 settembre 2013

PLASMA A COLAZIONE
Cazzo c’hai da guardare? Fa la zingara alla vecchia che sta sulla mia stessa metro. E credo che l’anziana signora c’avesse proprio ragione a schifarsi per quelle due ragazzine che puzzavano come l’ascella del cavallo da tiro del mio vecchio zio delle langhe e che, per giunta, mangiavano uva sputandone le bucce sul pavimento del vagone e sui piedi della gente. Che, porcoiddio, la Kyenge deve smetterla di rompere i coglioni che chi non la pensa come lei è un razzista. E deve smettere di fare politica per pensare alla sua famiglia, cazzo. Che questa è gente di merda e punto. E non se ne parla nemmeno che si vogliano integrare per quanto vengano dal basso. Che di possibilità ne hanno effettivamente poche ma di sfruttarle manco lo prendono in considerazione. Perché io non l’ho mai visto uno zingaro tentare di lavorare. Mai visti lavare le scale, fare da badante o arrampicarsi su un’impalcatura se non per andare a fottere nelle case. Ed è così. So che fa male ma è così. E non si accettano altre considerazioni. Perché la perla rara c’è dappertutto ma è la maggioranza che vale per le considerazioni grossolane. Che, poi, si esprimono in cultura. E la loro cultura è che cazzo vuoi vecchia di merda che a noi non ci può fare un cazzo nessuno che siamo minorenni. E la pensionata si agita. Forse si preoccupa. Di certo si incazza e sta lì per programmare un genocidio. Che è ancora in gran forma per farlo. E le due stronze le sputano ancora dell’uva. Sui vestiti stavolta. Allora la gente insorge a difesa dell’attempata signora che si prende ancora due sputi in faccia. Un tizio ciocca uno schiaffo ad una delle due ragazzine. La compare scatarra di nuovo e comincia ad inveire con quelle ingiurie zingare che vorrebbero augurarti sfiga. Finché la vecchia chiama la police. Ma la police non arriverà perché, ovviamente, nella metro il cell non prende. E avanti così per un paio di fermate. Poi le due stronze scendono. Forse per precauzione. Forse perché si cagano sotto visto che hanno un treno di pendolari che gli vuole fare il culo come una capanna. Ma una delle due in chiusura porta sputa ancora. Stavolta uno scaracchio lattiginoso ad altezza viso dei passeggeri. Ma c’ha la scalogna che la porta si riapre. E che all’energumeno parte la brocca. Li mortacci tua, mo’ te concio. Si catapulta al di là della porta e ne afferra una per un braccio. La riporta dentro. O, meglio, ne riporta dentro metà. Perché la porta si richiude e mezza zingara resta fuori mentre mezza è dentro. E tutti sperano che il treno riparta. Ed io mi preparo per uno spettacolo di sangue. Di corpi sezionati. Che mi sono fatto i cazzi miei fino ad ora ma un po’ di plasma a colazione penso che ci starebbe da dio. Ma niente. La porta si riapre. Si richiude. Si riapre. La metro di Roma è nelle condizioni delle due zingare. Che, alla fine, riescono a scappare mentre li mortacci tua decide di far tardi al lavoro e si lancia all’inseguimento. Ma non le acchiapperà. È troppo l’eccesso di pinguedine e l’adipe fa di lui un menomato. Però l’intenzione sarebbe da premiare. Anche se a me è rimasto solo il caffè per fare colazione. E non mi basta. Volevo sangue.
Kirk Hammett wears Bad Hands
ROTTING CHRIST
Live at Gothoom Open Air
 Nová Baňa, Slovakia, 17.8.2013