martedì 27 agosto 2013

FIFTY-FIFTY E UNA BELLA SPREMUTA DI COGLIONI
Tifoni, trombe d’aria, tuoni e fulmini. E poi un inferno d’acqua perché anche stasera i Giorgino abbiano i loro disastri da raccontare. Ma non c’è verso che sti cambiamenti climatici riescano a pulire queste strade che odorano di piscio. Perché siamo un paese compromesso, ormai, e nemmeno la natura può più farci nulla, penso, mentre mi fermo ad aspettare che smetta di diluviare perché non vorrei bagnarmi fino al buco del culo. E poi mi metto pure a leggere un giornale che è un bel po’ di tempo che non m’informo perché, in buona sostanza, non me ne importava un cazzo. Ma, alla fine, non c’è mica niente di nuovo. Tutto è rimasto esattamente come prima. Identico. Ora, però, i faraoni hanno rotto il cazzo per davvero ed io credo che dovrebbero farla sta guerra civile tanto denigrata. Così di due insiemi di coglioni, alla fine, ne resterà soltanto uno. E, poi, è indegno snobbare l’opportunità che si è determinata di ridurre della metà la coglionaggine di uno stato demograficamente pesante come l’Egitto. Stesso dicasi per la Siria, anche se è assai meno popolosa. Perché mai il regime di Assad dovrebbe lasciare la via di Damasco a quei testi di cazzo degli integralisti? Vadano a fanculo i moralisti che avrebbero fatto le stesse cose nelle medesime circostanze, -50% pure lì! Che, a ben pensarci, andrebbero esportate queste robe. Altro che cazzi. Anche da noi. Anche se da noi la regola del fifty-fifty mica sarebbe sufficiente. Da noi bisognerebbe saponificarli tutti. Basta ascoltare quel testa di cazzo che ha deciso la condanna di Berlusconi. Io, ovviamente, stavo contro il farabutto finché non ho sentito parlare la controparte. Che nessuno deve finire al gabbio per decisione di un coglione che non sa pronunciare due parole di seguito in italiano. E ci si dovrebbe domandare chi cazzo l’ha messo lì un cazzetto ignorante come quello. Ci sarebbe da tagliargli la testa. A lui e al cazzetto. O da mettere le palle di entrambi sotto ad una pressa idroformatrice e spararci sopra tutta la diga di Xiaowan, rifletto, mentre sopraggiunge la ragazza del bar che mi sorride ma mi guarda come per dire o consumi o te ne vai. Desidera ancora qualcosa? Una bella spremuta di coglioni. Eh?? Ah no, scusa, ero sovrappensiero, il caffè l’ho già preso, mi porti un ammazzacaffè, per favore? Grappa o amaro? Amaro, come la vita. Risorride e poi torna con due dita di Montenegro. E mente me lo scolo in due sorsi scorgo di nuovo l’estate risorgere. Ma il lezzo resta ovunque. E deve essere per colpa delle grandi intese. Ma, in definitiva, è tutta una grande farsa. Anche la natura.

NAPALM DEATH
Live at Obscene Extreme Festival
Trutnov, Czech Republic, 05.07.2013