lunedì 8 luglio 2013

KATAKLYSM - IN THE ARMS OF DEVASTATION
Entro all’autogrill. E ci sono dei maiali appesi. Non i letta. Nemmeno dei bei quarti da fare al barbecue. Ma tutta una serie di quei cosi di gomma che, se gli infili un dito nel culo, emettono una specie di grugnito. Me lo compri? Ma dai, ma figurati. Non si sa che casino metterebbe su suonando quel coso in macchina. Allora questa bambola di Biancaneve! No no, prendi il maiale, meglio se prendi il maiale. E perché non Biancaneve? Perché Biancaneve era una troia. Così prende il maiale. Intanto io mi faccio quel pacchetto di sigarette che mi mancava e vado al cesso. Che troia Biancaneve, ripenso, mingendo. Che mica c’è solo la versione della Disney. E in quasi tutte le altre versioni apocrife si fa sempre dare dai nani. Che sono sette, mica uno soltanto. Tsé! Poi esco, salgo in macchina e si riparte. Grunf! Eddaie. Grunf! Grunf! Una mezzora e passerà tutto. Calma. Solo una mezzora. E questa notte che ci sta appesa sulla schiena favorirà presto il mio desiderio di silenzio. Grunf! Grunf! Grunf! E mi viene in mente quel coglione dei Silencer che s’è fatto amputare le mani per sostituirle con zampe di porco. Dio. Che cazzo di gente di merda esiste. Che cazzo di gente. Stiano lontane dal metal queste teste di cazzo! Che il metallo non è quello. Il metallo non è follia. Il metallo è vita e non morte. Per cui mi affretto a riallineare i miei pensieri. Con urgenza. Grunf! Grunf! Grunf! Grunf! Pesco al volo nel cassetto dell’auto ma mirando bene. Kataklysm. In the arms of devastation. Che forse non è il lavoro meglio riuscito di questa band canadese però è il primo in cui le rozze sonorità degli inizi prendono forme brutallare di rara bellezza. Il primo in cui shakerano con sapienza death metal a stelle e strisce e geni scandinavi sorprendenti per dei cittadini del Québec. Così partono queste note vichinghe magistralmente interpretate dal nostrano Maurizio Iacono. E sono violenza. Sono rabbia pura. Che una certa linea melodica non intacca ma, semmai, ben corrobora. Consentendo all’intero album di non essere mai ruvido e di scorrere giù come la Perrier per il gargarozzo di un viandante nel deserto dell’Atacama. E allora si che la strada smette di essere in salita. Allora si che la notte scende giù. E che le stelle salgon su. Allora si che il maiale smette di grugnire e i ricordi del cazzo pure. Mentre gli angeli, quelli veri, si mettono a dormire. Felici perché del tutto ignari che siamo tra le braccia di una devastazione. Eccola qui.


NEW YORK: Chrysler Building