venerdì 5 luglio 2013

LA CONGETTURA DI RIEMANN
Quando si parla di congetture è già manifesto che ci si riferisce a delle cazzate o a delle situazioni moralmente indegne. La congettura di Riemann rientra nel primo insieme. È una bella stronzata. Non a caso siamo innanzi ad una matematico che avrà pur fatto la storia ma che non ha mai dimostrato un cazzo. Eppure era ambizioso. Ed ebbe l’ardire di sostenere che i numeri primi si presentassero con una cadenza ben determinata e che, quindi, erano prevedibili fino al termine della loro sequenza. Secondo Riemann bastava infatti sostituire una variabile semplice della funzione Zero di Eulero con una variabile di natura complessa che incasinasse un po’ le cose per poter arrivare a tracciare una funzione che rappresentasse l’andamento della serie di tutti i numeri primi fino alla loro fine.


È palese che, se la cosa fosse riuscita, avrebbe fatto godere molti. Soprattutto tra i contemporanei che se ne servirebbero alla grande per pescare nel torbido del famoso secondo insieme. Ma, per fortuna, è altrettanto ovvio che egli non riuscì a dimostrare niente. Perché i numeri primi restano infiniti. E perché non sono tanto soli come qualche testa di cazzo ci avrebbe voluto fare credere. Però, mi domando, è ovvio pure che io nel modulo della funzione di Riemann trasposta sul piano complesso ci veda soltanto delle tette? Si, è ovvio. Alla fine sono solo tette.