martedì 11 giugno 2013

CRYPTOPSY - NONE SO VILE
Io odio il bar aziendale. Comari che spettegolano, pulcinella col rimmel tirato sugli occhi, pseudo-manager che non lo diventeranno mai ma che, intanto, pavoneggiano generica idiozia e, se proprio ti deve dire male, anche un qualche cazzo di direttore che, se la sera prima non è riuscito ad andar a mignotte al fungo, gli rode pure il culo e ti deteriora le sacre palle. Per tutte queste ragioni io non ci vado mai. Al bar aziendale. Ma stamattina volevo un succo di frutta. Alla pera. Ovvio. Ma senza Bacardi che poi c’avevo da fare. Dunque ci vado. Al bar aziendale. Entro e già il frastuono di tutte quelle voci imbecilli mi innesca la frenesia di uscirne al più presto. Ma tengo duro. Vado in cassa. E grandi occhi neri da squaw incassa con lestezza e mi rilascia uno scontrino coll’IVA al 21%. Un ultimo sguardo alle sue tette e mi precipito al bancone. Pera. E pere. Altre pere. Che qui l’estate non è ancora arrivata del tutto ma di frutti sono già pieni i peri. Penso. Mentre mi capita pure di sentire i pensieri di una tizia che mi sta di fianco con un cappuccino macchiato caldo. O un marocchino. Che c’è chi gli piacciono i marocchini. E i suoi pensieri sono un vuoto. Nulla da sentire. Nulla. Per cui mi scolo il succo e salgo. E accendo il pc che c’ho una gran voglia di una vigorosa colonna sonora per accompagnarmi nella lettura delle mie prime 50 e-mail mattutine. Così dal mio archivio scelgo uno dei monumenti al death metal. Il death metal. Per ciò, prima di far partire il primo pezzo, devotamente mi inchino. Sono davanti ad uno dei lavori più originali ed estremi del brutal mondiale di sempre, il raggio verde dell’atmosfera brutallara, qualcosa di cui non ci sarà replica. Ma quanto cazzo erano grandi i Cryptopsy nel 1996? Quanto cazzo? Tanto cazzo. Poi un bel po’ dei virtuosi protagonisti del tempo lasciarono la band e forse il Canada che gli si ghiacciava il culo. Ma che disco None So Vile! Inatteso per quegli anni. Di un’attitudine distruttiva senza pari. Tecnicamente ineccepibile perché la tecnica non deve mai invalidare l’aggressività. Così ascolto una sezione ritmica delle più scatenate che si siano mai sentite (Flo Mounier strappa le pelli). E una velocità che contrasta con questo mondo che ora crede di correre veloce ma, in realtà, si allooppa solo su se stesso. Attorcigliandosi. Soffocandosi. Asfissiandosi. Fino alla morte. Come mai accadrà a questo lavoro che è aria pura. Che potremmo ascoltarlo pure fra cent’anni e sembrerà sempre nuovo. Ed io vi avverto che ci sarò. Magari leggerò ancora e-mail. Ma voi, io non lo so. Per cui cercate di approfittarne adesso. Ma confessandovi prima di accostarvici. Qui


DEATH
Live @ Dynamo Open Air
Eindhoven, Holland, 13.05.1998