martedì 28 maggio 2013

OUR SOULS BURN LIKE DRAGON'S BREATH
Eravamo sotto al palco dei Rotting Christ. Felici di esserci. Insieme. Ed io stavo abbracciando Martina che aveva gli occhi di una sua prima volta quando le luci del Traffic si sono affievolite fino a spegnersi ed è giunto il momento dei fratelli Sokis. Allora lei s’è girata verso di me, mi ha regalato un altro sorriso, poi si è scatenato un terremoto con scariche telluriche che mi sono immediatamente salite su dagli anfibi fino al basso ventre. Perché il metallo mi eccita. Me lo fa. Lo fa sempre. Lo fa a tal punto che ne consiglierei un gig a settimana a chiunque abbia problemi erettili. Altro che quella cazzo di farmacologia blu. Altro che Youporn e zozzamerda varia. Che poi ci sono pezzi che sembrano fatti solo per quello. Come Feast of the grand whore. Ma basta. Perché chi sa sa e chi non sa non saprà mai un cazzo. Quindi punto. Comunque il terzo brano è già Kata Ton ed è una favola. Ha la potenza di un pugno nello stomaco ma fluisce come se fosse sangria fresca in una calda notte di piena estate. E poi penso che l’estate probabilmente quest’anno non arriverà. Penso che siamo riusciti a farci fottere pure quella. Penso alla successione di Fibonacci che non serve a un cazzo ma qualcuno la applica pure al piano quinquennale di natalità dei conigli. Penso. Penso. Penso e non dovrei. Perché sono dove mi piace essere. Sono chi mi piace essere. Con chi mi piace stare. E da questa catatonia mi svegliano i quattro di Atene pescando dal repertorio dei Thou Art Lord uno dei pezzi più belli che ugola metallara abbia mai intonato. E fa ridere che siamo nel bel mezzo di una merdosa giornata elettorale. Fa proprio ridere. Blood, honour, loyalty! Tutta roba che appartiene soltanto a un mondo puro come il nostro. Che siamo una minoranza. Che siamo talmente pochi da non riempire nemmeno un posto piccolissimo. Perché siamo molto meno dell’1%. Ma fieri d’esserlo. Poi il concerto termina. E non è stata affatto male come prima volta. I Rotting calcano i palcoscenici da venticinque anni ma hanno ancora l’energia degli anni novanta. Altra razza. Altro che mea razza! E quando usciamo fuori l’aria profuma di gelsomino. O, almeno, dovrebbe farlo. Perché così dice lei. Ma venticinque anni di Gauloises a me hanno distrutto l’apparato respiratorio. Però poco importa. Sto bene comunque. Our souls burn like dragon's breath.