giovedì 18 aprile 2013

POSSESSED - SEVEN CHURCHES
Come se avessi una paresi. Come se fossi in blocco. Mi ritrovavo le mani talmente fiaccate dalla sua femminilità che non riuscivo più a girare quella canna d’erba tanto secca. Così lei rideva come una matta. Come se avesse perso il centro prima d’iniziare a fumare. Come se fosse felice. E devo dire che lo ero pure io, anche se mi divertivo a paventare una bella incazzatura per quelle Rizla bianche che non ho mai saputo realmente adoperare. Perché era bello. Piacevole. E perché sapevo che avrebbe continuato ad esserlo. E poi in TV c’era l’Era Glaciale con quel fenomeno di Scrat che è l’essere più buffo del pianeta. Ed erba buona + Scrat è un’addizione che non ti lascia sterile. No. Per cui fumiano ridendo. E ridiamo baciandoci dentro. Senza fermarci più. E poi Scrat conosce una femmina di Scrat e si chiudono insieme dentro ad una bolla di sapone o di saliva, sfanculando tutte le ghiande in giro per il mondo. E noi pure. Pure io. Che apparentemente non mi manca niente. Nessuna ghianda. Tranne solo un po’ di buon metallo di cui mi accingo a riempire il soggiorno. E non lo scelgo mica. Lo prendo. E mi passa tra le mani proprio il lavoro che è all’origine di tutto perché la storia narra come il death metal lo abbiamo inventato loro, i Possessed con 7 churches (vedasi, per esempio, l’ultimo titolo del disco). Un album che, oltre alla retorica sulla paternità del death, si distingue per la sua grezza bellezza e per l’originale inserzione di atmosfere cupe assolutamente rare nel 1985. Sicché Scrat e la sua girl si mettono a danzare, fluttuando nell’aria, nel growl di mister Becerra. Ed io non ci capisco più un cazzo. Nulla. Mi azzero tra le sue braccia fottendomene di cristi e di anticristi. Tanto ci sto bene. E, se il resto della storia non vi sarà mai raccontato, si sappia che la colonna sonora era questa qui.



Possessed