venerdì 8 marzo 2013

CHAVEZ È MORTO, L’8 MARZO PURE
Hanno seppellito il compagno Chavez. Ed io un’idea precisa su quell’uomo non sono mai riuscito a farmela prima, figuriamoci ora. Però so che mi è dispiaciuto perché c’era del romanticismo in quell’essere. Ma non sempre ci sono ragioni. Perché la vita è fatta di arcani come di morte. Per cui, poi, quando sento che si è tolto dal cazzo uno di quelli dell’MPS, mi viene facile pensare che, nel corso di un’esistenza, un gesto dignitoso prima o poi lo facciano tutti. Anche le merde. Poi il tiggì sfuma sulla giornata di oggi. Che, dal mio punto di vista, ha le stesse enigmicità del caudillo appena andatosene. E della degna morte. So però di aver pensato di aver visto troppe donne amare ad orologeria. E troppe donne darsi via per un Gucci, per un anello, per un posto in banca, sul bancone o sul barcone. Ne ho viste anche farsi pisciare in faccia, farsi cagare in bocca. Ne ho viste mettersi alla catena o sotto i colpi di una verga. Ho visto anche donne farsi il cane, fare il cane, fare la giraffa o il comodino del soggiorno. Ho sentito pure di qualcuna che ha dato via l’anima prima del culo. Ne ho viste vendersi. E ne ho viste che hanno venduto pure le loro figlie. Le ho viste anche ammazzare queste figlie. Magari per mezzo chilo di carne di peso specifico superiore. Allora ho pensato che la giornata di oggi è morta. Come dio che, forse, però, è stato maschio. Perché, pur non negando le troppe responsabilità dell’uomo, il vero problema della donna è la donna. Tra l’altro, roba fresca di qualche giorno fa, i dati del Viminale sugli aventi diritto al voto ci dicono che a fronte di 22.569.269 elettori maschi ce ne sono 24.442.040 femmine. Porcellum permettendo ci potrebbero sodomizzare tutti quanti in fila indiana. E farebbero bene. Ma non lo fanno. Perché mezze di loro, in verità, ci amano follemente. Mentre le altre mezze non hanno tempo. E, stasera, si raduneranno in branchi e nutrite mandrie di troie popoleranno la città oltre i confini consueti. Mentre io parto.