martedì 12 febbraio 2013

AGATHOCLES & SPOSA IN ALTO MARE - GRIND POPE
Ieri sera c’era del giornalismo del cazzo alla TV. Perché, in fondo, tutti quegli idioti che hanno fatto del copia-incolla un mestiere non sapevano che cazzo incollarsi stavolta, innanzi all’assoluta novità di un papa lasciante perché si è comprensibilmente rotto i coglioni. Perché non c’era precedente. E perché non potevano fare come al solito. Che se c’è freddo scrivono che “l’Italia è nella morsa nel gelo”. Che se c’è caldo “c’è la bolla africana”. Che se c’è traffico è “un weekend da bollino rosso”. No. Non potevano. Hanno tentato di pescare qualcosa dal cilindro del sommo poeta ma si sono resi ben presto conto che il fiorentino era ormai poco attuale. E, quindi, défaillance totale. Anche perché, poi, non c’era nessuno a cui leccare il culo. Proprio nessuno. Tanto che quella gente che si è consumata le papille gustative per campare non sapeva più dove andare a parare. E, così, pure io ho parato altrove. Subito. Seduta stante. Ricordandomi di questo dischetto dalla simpatica cover che avevo visto un po’ di giorni fa su Punk4Free. L’ennesimo split degli Agathocles che ormai avranno superato la quota dei 100 EP dai lontani anni 80 in cui hanno iniziato. Che non ho mica mai capito come facciano ad essere tanto fertili. Ma meno male che lo sono. Che del loro marciume musicale non si potrebbe fare a meno e i due pezzi incisi qui dentro sono gutturali e ignorantemente ossessivi da ben adattarsi alla serata torbida in cui mi sono andato ad infognare. E lasciamo perdere gli Sposa In Alto Mare, gruppetto veneto di cui il mondo grind non avrebbe proprio bisogno. Concentriamoci per dieci minuti su sti belgi che giocano ancora duro duro nonostante i lustri che passano. E che rantolano una Eaten malsana e cupa che vale da sola tutto sto lavoro. E che, sola, mi rappacifica con un mio mondo che forse non esiste. O che sembra trovarsi solo in posti come questo qui. 

Agathocles
διχοτομία
NEW YORK: Brooklyn Bridge