mercoledì 23 gennaio 2013

THE FLESH - STORMING THE HEAVENS GATE
Chiariamo il presupposto. In un mondo coi controcazzi non avresti alcun diritto di acquistare un I-Pod e di riempirlo con merdette varie scaricate direttamente dal palco dell’Ariston. No. E poi, se comandassi io, ci rischieresti pure la salute. Perché sarei un fautore del taglio dell’orecchia se senti tanta fetecchia. Solo che io non comando un cazzo. E quindi nemmeno il mondo ha i suddetti controcazzi in dotazione. Per cui ti dice proprio bene stamattina. A te e pure alle tue orecchie che vantano orecchini che sembrano di pregio. Solo che nemmeno in questo mondo di merda dovrebbe essere possibile che, mentre ascolti con le cuffiette gli alti toni delle pausini, delle giorgie e delle carmelite di turno, tu ti possa mettere pure a cantare a squarciagola. E sulla metro. Che è un ambiente del cazzo già di suo. Per cui è ovvio che mi volto. Ed è altrettanto ovvio che ti guardo con un certo carico di disprezzo. Anche perché poi non è che possiedi un’ugola d’oro. E non ti salva nemmeno quel porro che ti cresce in mezzo alla fronte. Per cui a niente serve che ti pitti le labbra di rosso scarlatto, le unghie a tono e i capelli con le mèches. Sei brutta. Oltre che scema. Pertanto proverò a scordarti non appena scenderò da sto treno. Ma presuppongo che non ce la farò. Perché mi hai traumatizzato e perché per farlo c’è solo un rimedio. Una medicina. Serve un po’ di death metal. Entro quindi al lavoro. Cerco linfa tra i blog amici, mi scarico sto bel disco da metalloclassico e me lo spendo subito giù per il canale uditivo. È un EP in realtà. Sono solo quattro pezzi ma sono una bomba. Sono i The Flesh. Norvegia. Non si sanno grandi cazzi su di loro e, probabilmente, non esistono neppure più. Ma poco importa. Le chitarre a sonoricidio mi fanno dimenticare in fretta quella matta tutta allegra del suo porro. Carne pure quella. Ma non The Flesh. Che stanno qui