lunedì 14 gennaio 2013

215 X 30 ASPIRANTI ALI BABÀ
Guardo un po’ di tele. E non riesco proprio ad afferrare perché la gente si arrapa tanto per una campagna elettorale. Che ci sono veri e propri schizzi che sfuggono al controllo degli astanti. Spruzzi di robetta bianca e assai viscosa. Eiaculazioni. E alle signore, poi, tremano financo le cosce. Mentre si stringono con le mani il pube in una sorta di repressione orgasmica. E non le capisco. E non lo capisco. E, soprattutto, non mi riesce di intendere bene se tutto questo godimento sia determinato dalla coglionaggine del credere che qualcosa possa davvero cambiare in questo buco di culo impestato che è diventato il nostro paesello o dalla prospettiva di introdursi finalmente essi stessi nella casta tanto vituperata ma pur sempre molto ambita. E propendo per la seconda ipotesi. Pure confortato dai numeri che ci dicono che sono stati presentati addirittura 215 simboli elettorali. 215 compagini di coglioni, nel migliore dei casi, o di aspiranti Ali Babà, nel peggiore. 215. Che per registrarli tutti al Viminale avranno dovuto arruolare non meno di un centinaio di consulenti. Che poi ci sono i soliti noti. Quelli che non li leva di lì nemmeno la peste. E tanti altri più o meno idioti che ci provano. Perché la politica è diventato il modo più semplice di non fare e un cazzo e di far denari, tanti, “legalmente” e senza avere nessuna capacità, cultura o attitudine. Che poi, ragionandoci bene, la cifra esplode. Perché, se ogni lista proporrà mediamente una trentina di candidati, l’esercito degli Ali Babà supera tranquillamente la cifretta dei seimila che non considera tutti quelli che sono stati fatti fuori nelle lotte intestine ai partiti che li hanno cagati out prima del pronti e via. Ma non contiamoli. Giusto per non perdere un conto già sin troppo lungo. E che a me mette il vomito. Così metto su gli Embalming Theatre. Che non recensisco perché non ne ho voglia ora. Ma che grosso modo ci dicono di impalarli tutte queste merde qui. Finché I can smell that they are dead…
LONDRA: Saint Paul's cathedral