mercoledì 19 dicembre 2012



NAPALM DEATH - FEAR, EMPTINESS, DESPAIR
Sono giorni del cazzo. Tra cose da chiudere per terminare un 2012 di merda e flut di spumante da quattro euro da ingollare ad ogni riunione. E poi ci sono i finti baci da dare. E i falsi sorrisi da erogare. In un spirito natalizio plastico che mi fa accapponare la pelle e mi secca i testicoli. Finché non riesco a fuggirne. E quando salgo sul bus incontro una donna che sembra la morte cicca grassa. Perché c’ha quella testa che sembra un teschio. Quello appiccicato sui tralicci dell’alta tensione. Ma poi c’ha tutta una sua corporalità che la fa assomigliare ad una culona che vedevo sempre nel catch giapponese quando avevo 15 anni e pochi peli sulla faccia. Credo si chiamasse Devil Masami. Ed ora Devil spinge con quelle sue cazzo di buste della spesa. Che puzzano pure. Che deve averci un capitone dentro. Ed io rischio un conato di vomito allo spumantino di Asti. Soprattutto perché mi rendo conto che non è il capitone quel tanfo di morte. Ma il suo alito che non mi risparmia in un respiro che ha dell’asmatico. E del defunto appunto. Perché la gente sta morendo pure in vita. Questi sono i fatti reali. Siamo in putrefazione pure se il cuore pompa. E ciò non mi sorprende. No. Che la vita è ormai solo paura, vuoto e disperazione. Solo raramente infranti da attimi che vale la pena vivere. Così mi vengono in mente i Napalm Death che tutto questo lo avevano già cantato nel 1994. E così li metto su, ricordando che c’avevo la cassetta di questo disco. Perché il mondo era più tribale forse ma la musica era ancora un tesoro comune. E i Napalm erano l’avanguardia dell’estremo. Il suono nuovo. Il passo in avanti. Sia in termini di stile che politicamente. E questo Fear, Emptiness, Despair è stato il loro primo passo nel death metal, la loro naturale evoluzione nel mondo nuovo. E il mondo nuovo è fatto di rabbia e frustrazione. Che si musica qui.