lunedì 3 dicembre 2012



THE PILTDOWN MAN
Marti va in palestra. E non è che quel suo favoloso culo intagliato nel marmo di travertino ne abbia proprio bisogno. E non si capisce neanche perché lei si debba fare un mazzo ciclopico con lo step visto che il travertino resiste al tempo, alle intemperie e alle più inaudite violenze umane. Perché quel culo è solo culo. Ci nasci con quella dotazione. Diciamocelo. Ma Marti va in palestra lo stesso. Dice che si scarica. Ed io le prometto che passo a prenderla. Ma poi, siccome sono in anticipo, quando arrivo la trovo che sta facendo ancora degli addominali su una panca. E io sudo a guardarla. Lei mi vede. Sorride e smette, prendendo fiato per un attimo seduta sull’attrezzo. Ed è una bella fica, penso. E non lo penso soltanto io. Infatti la avvicina un tizio, uno che nella scala evolutiva si è evidentemente fermato tra il Piltdown e il Peking man. Uno che c’ha capitan Trinchetto tatuato su un braccio e capitan Harlock sull’altro. E che ne va fiero. Come della scritta “imbecille” che c’ha stampata sulla fronte. E di quella bocca sempre aperta con aria interrogativa di chi non sa che pesce pigliare. Ci conosciamo? No. Vieni spesso qui? Solo al sabato. C’hai un profilo facebook? Si. Se me lo dai parliamo un po’… Perché qui non si può parlare? E il tizio resta perplesso. Senza parole. Ma, alla fine, la url di Marti la strappa perché la ragazza è generosa. Però si capisce da come rientra nello spogliatoio che Piltdown man non le interessa. Il travertino non ondeggia per niente. Sembra un Colosseo in miniatura che rimane fermo nei leggings da palestra. Io gongolo. Poi lei esce subito e mi dice che, per non farmi aspettare di più, la doccia se la farà a casa. E andiamo. La mattina dopo io faccio il blog. E Piltdown si fa vivo sul suo faccialibro. Da morire. Anzi, da annientarlo, penso. Ciao cheffai stasera? Tutto attaccato. Cazzo. E lei non gli risponde nemmeno. Non lo accetta e via. Ma perché gli hai dato il tuo profilo allora? Per il gusto di cancellarlo poi. Perversa…