mercoledì 21 novembre 2012



ENJOY MY BITCH! - A BITCH ROMANCE?
Usciamo dal lavoro senza nemmeno più la voce per tirare un urlo. E ci vuole un ape. Perché la gola non ce la fa più a proferire altre cazzate dette. E l’ape fa cagare. Però serve. Come ci vogliono pure le patatine che hanno sempre un potere analgesico. Poi via, verso casa. Senza nulla più da dire su una giornata del cazzo. Nel buio di una Roma su cui è già calato il sipario. Ma è da dietro al sipario che noi recitiamo la nostra commedia migliore. Mano nella mano. Davanti a una cazzo di semaforo che non viene verde. Così ci tocca di aspettare. E una Golf ferma sull’altra direzione pompa musica tamarra. E dentro alla Golf, tre tamarri. Che probabilmente prenderanno pure della fica stasera. Penso. Perché alle diciottenni piace un casino il tipo zarro, si sa. Solo dopo qualche tempo se ne ravvedono e a vent’anni comincia a piacergli il personaggio alternativo che frequenta i quartieri universitari e finge la rivoluzione fumando merda secca comprata dal paki di turno. Ma a 18 il tamarro piace, eccome. E mi rode pure un po’ il culo che io tamarro non lo sono mai stato. Ma viene verde e non ci penso più. Finalmente si attraversa e dall’altra parte della strada le luci sono più decenti. I lampioni illuminano soprattutto la capoccia dei pini ma fa niente. Che come luce bastiamo noi. Che tutto sommato ci piace restare nell’ombra. E poi saliamo su. E facciamo l’amore prima di cenare. Che, per fortuna, a 25 anni non ci sono tamarri o universitari rivoluzionari che tengano. Sui 25 ti piace stare con uno come me. Un coglione. Uno che ormai si è impallato col grind messicano. Per cui, mentre un pollo si tempera nel forno, decido che suonino questi Enjoy My Bitch! Che sono solo due. Che il terzo membro è una drum machine. Ma non sono affatto male. No. E, con questo primo ellepì dopo anni di demo, soddisfano ogni mia esigenza. Di amore. Di morte. E di morte nell’amore soprattutto. Così me la godo ancora. Qui.  


disegno dell'iperbole su piano cartesiano (Ibra)