mercoledì 14 novembre 2012



PINOCCHIO, UNA RAGAZZINA E LOTTA COMUNISTA
Girovagavo piano sulla via del lavoro, canticchiando tra me e me la canzoncina di Pinocchio. Che è un buon segno. E, infatti, l’ufficio poteva aspettare che quando sto così me la prendo sempre con più calma del solito. Che non mi va proprio di immettere stress in uno stato d’animo discreto. E, dunque, caffè al bar, due occhiate al culo della cassiera che merita sempre, uno sguardo pure alle cosce che non lesina mai di mettere in mostra con fiera ragione. E poi esco. Sigaretta. E noto una ragazzina che piange su una panchina del viale. Ed io non le posso vedere le ragazze che piangono. Tutto bene gioia? Avrà 18 anni, due occhi belli anche se colmi di lacrime e un tormento nel cuore. Allora uso Bukowski. Che funziona sempre. L’amore è un cane che viene dall’inferno, tesoro, tienitene lontana finché puoi che per soffrire c’è sempre tempo. E lei sorride. Io le sorrido. E dalla mia analisi stabilisco che la ragazza è già guarita. Che l’amore non era così grande. Così la lascio e m’incammino verso l’ufficio tra fogliame che non verrà mai spazzato via e cartacce sparse qua e là giusto per farci ricordare che non siamo Svizzera. E sotto l’azienda ci sono quelli di Lotta Comunista. Che una volta si vestivano bene per risultare credibili. Ora no. Ora c’hanno i jeans e il maglione. Scarpe del cazzo e improbabili cravatte. Perché non gliene fotte più niente di risultare credibili. Ma il giornalino che vendono è sempre lo stesso. Non cambia mai. Sempre le stesse cazzate. E mi fanno una certa compassione quei due, più della ragazzina sul viale. E credo che Marx ed Engels la penserebbero come me. Massimo rispetto per un sogno. Massimo. Ma si può ancora credere che una bestia disumana come è l’uomo possa aspirare ad una società senza classi? Illusi. Giusto averci creduto un secolo fa. Giusto averci creduto fino a qualche decennio fa. Ma, adesso, solo un’idiota crederebbe a ste stronzate. Poi compro il giornalino. Timbro. Ed entro.