martedì 13 novembre 2012



GARYBALDI - NUDA
Lo ha sempre sostenuto pure il locale cantante di pianobar: le donne di Genova portano gonne strette. Per cui è automatico che nel corso della mia permanenza in quella città io mi sia innamorato soltanto del pesto e delle passeggiate per quei carruggi cupi, affascinandomi alla vista di puttane, tossici e spaccia, tra vizio, malavita e profumo di mare morto. Ma. Però. Non si dovrebbe dire, una sera mi è successo di finire in un buco dell’entroterra, in mezzo all’Appennino, in uno di quei posti che ti aspetti di incontrare solo cinghiali ad accoglierti. O zanzare a succhiarti il cazzo se, per caso, è estate. E invece no. Era inverno e quella sera suonava Bambi Fossati coi Garybaldi. Perché mica c’è solo la canzone popolare e la tiritera da piddì per quei paraggi. C’è pure chi la musica la ama al punto da suonarla e basta. Senza aspettarsi gloria, denari o donne che, comunque, ti lascerebbero al primo declino artistico. Bambi era questo. E spero che lo sia ancora. Perché ho saputo che non sta benissimo (un cuore del cazzo) e non suona più. Ma resta uno che con la chitarra avrebbe potuto fare qualsiasi cosa. Uno che coi Garybaldi ha fatto dischi meravigliosi. E quella sera ci siamo sbronzati per bene. Poi siamo andati a fumare canne nel bosco. E c’era una civetta. E un freddo della madonna. E pure la nebbia. E poi scorgevamo un’altra madonna attraverso i vetri del locale ancora aperto. Che ballava praticamente nuda su un tavolaccio di legno. Mentre dal palco, di legno anch’esso, scendeva un Bambi esausto ma felice. Pago di essere un rocker. Ed è bello sapere che c’è ancora gente così. Pura. E se anche voi volete sapere cosa sia il rock, ecco, sentite qui