lunedì 12 novembre 2012



NILE - BLACK SEEDS OF VENGEANCE
Questi mi piacciono, mi dice tornando dal bagno coi capelli ancora umidi. E, intanto, profuma di vaniglia. O di muschio bianco. O qualcos’altro che non so che cazzo sia. Ma so che è un odore buono. E il disco che gira è At the Gate of Sethu. Il nuovo dei Nile. Che, tutto sommato, non è che sia sta grande opera. Perché da quando se n’è andato Chief Spires i quattro Ramses americani sono un po’ precipitati sulla qualità scadente. Però sto Sethu andava ascoltato prima di poterlo rigurgitare. E comunque non lo vomiterò. Anche se preferisco altro. Infatti, l’avevo messo solo per curiosità, senza pensare che le potesse piacere. Ma, tesoro, dovevi sentirli 10-15 anni fa! Quando i Nile non erano solo un po’ di egittologia combinata alla ferocia del death metal. Quando Sanders scrisse Black Seeds Of Vengeance, uno dei migliori dischi di sempre. Perché se qualcuno aveva già osato adoperare ritmi tribali nel metal, se qualcuno aveva già farcito l’assalto sonoro del peggiore brutal con etnicismi di alta scuola, mai nessuno si era mai azzardato ad adornare il suono del metallo con passaggi sinfonici mediorientali. E Black Seeds è tutto ciò. Una miscela esplosiva ma ben amalgamata di suoni tanto differenti. La migliore rappresentazione di quanto certi ritmi tanto diversi possano coesistere. E insieme sono calzanti. Incalzanti. Al limite della claustrofobia per alcuni tratti. Veloci e violenti come solo certi faraoni sanguinari hanno saputo essere. Coi loro cazzo di strumenti musicali dai nomi indicibili e non ricordabili. Come il nostro amore. Che adesso si riconsuma nell'atmosfera di Black Seeds. Qui.