martedì 6 novembre 2012



PESTILENCE - TESTIMONY OF THE ANCIENTS
Avevo deciso di passare il mio compleanno in solitudine perché, in effetti, sono un maestro nell’autoflagellarmi. Un masochista. Per cui me ne sono andato via. Con sua grande incazzatura perché avrebbe voluto che stessimo insieme. Ma mica si poteva fare. No. Per cui è dovuta tornare alla carica ieri. Che voleva farmi la festa a tutti i costi. Ed io non sono avvezzo a ste cose. Non mi piacciono. Le detesto. Però mi sono reso disponibile. Anche se con la faccia da schiaffi che so fare io quando mi ha detto che ci saremmo visti a Piazza del Popolo. Perché doveva passare di lì a fare non so che cazzo. Ed io ci sono andato. Transitando tra tutti quegli emo che mi fanno una tenerezza che li accarezzerei per bene con un badile. Che mi innervosiscono alla vista. Finché non arriva lei che, invece, la mia vista la allieta sempre. Anche se, stavolta, ha quel fare sbarazzino che la rende un po’ meno seducente ma forse ancor più desiderabile. Dove cazzo eri? Sono stata lì… in un negozio di via del Babuino, dice. Che è andata a comprarmi un regalo che vedrò soltanto a casa. Così ci siamo andati. A casa. Ed il riscaldamento era ancora spento. Ma l’amministratore mi ha mandato la bolletta. Mi incazzo. Ma mi passa perché Martina è già andata in bagno e poi esce col mio regalo. Lei. In autoreggenti a rete nere. Fatte solo per essere strappate. Roba che uno ci potrebbe perdere anche la testa. Pure il cazzo. Comunque roba mia adesso. E poi vado alla console e metto su i Pestilence. Perché, in fondo, molto romantico non lo sono mai stato. Almeno non quanto sti olandesi che sono passati dal death al jazz nel battere di un colpo di ciglia. Ma l’atmosfera si crea lo stesso. Martina è una maledetta amante. E c’ha le calze a rete. E i Pestilence tengono il ritmo. Sempre alto. E un po’ di revival non fa male. Anno 1991. Pestilence. Eccoli qui