giovedì 25 ottobre 2012



LA FINESTRA SUL CORTILE
Non fatevi illusioni. Grace Kelly è ormai morta. E pure Raymond Burr se n’è andato. D’altronde si saranno pure rotti il cazzo di recitare i rispettivi ruoli di principessa e Perry Mason. E quindi si sono levati dai coglioni con un certo anticipo. Lasciandoci da soli alla finestra. Che più che dare su un cortile da’ su altre fenditure, spaccati di tapparelle e persiane da cui si scorgono vite solo apparentemente normali. Ed io ci vado a fumare lì. Gauloises in quantità industriale. E qualche canna, qualche volta. Così mi godo la signora del primo piano. Quella che c’ha sempre quei vestitini corti e il culo al vento per pulire il pavimento di un terrazzo piccionato. Una circonferenza di carne ancora soda ed attraente da cui non può sottrarsi uno sguardo perverso come il mio. E, con esso, un desiderio folle. Perché la madama è sempre sola. Inspiegabilmente. E, in realtà, qualcosa andrebbe fatto. Se non fosse che quelli del terzo piano te lo fanno capire bene perché non lo si fa. Che lui è un buzzurro di proporzioni smisurate. Ma lei lo provoca come non si dovrebbe mai provocare nessun uomo. Urla isterica. Lo insulta. Lo umilia. E lui non so come fa a resisterle. Perché non se ne vada da quel cesso di posto. Da quella strega. E credo che un giorno esploderà gonfiandola come una zampogna. E nulla potrà quel vecchio che dal quarto poggiolo fa sempre capolino per dare un’occhiata. Sempre in mutande. Con le sue gambette piegate da una vita sicuramente di merda. E lo sguardo stupito di chi si domanda come possa non avere ancora capito un cazzo in tutti questi anni. Mentre io spengo il mozzicone. Sbocco l’ultimo segnale di fumo che non sarà avvertito. E di capire qualcosa, in fin dei conti, non ho nessuna necessità.