mercoledì 24 ottobre 2012



DEATH ‎- SCREAM BLOODY GORE
Click! E abbasso quella merda di cornetta con una violenza che non mi dovrebbe appartenere. E, invece, capita che quasi la fratturo. La cornetta. E poi odio. Amo. M’incazzo in un enorme vaffanculo. E piscio. Che la mia vescica non contiene più tutte le illogicità sentite. E mi lavo i denti. Che pure loro hanno vomitato troppe cazzate. Al punto di pensare che la vita è soltanto una bella merda. Proprio grossa. Decisamente fetida. Però, poi, mi avvicino inconsciamente alla rastrelliera della mia musica. E prendo a caso. Anzi no. Opto per uno dei dischi più belli della storia. Consciamente. Mi oriento su Chuck Schuldiner. Uno dei più grandi geni che abbiano mai preso una chitarra in mano. Indiscutibilmente il migliore dai tempi di Jimi. E metto su. La televisione, intanto, sputa immagini inquietanti ma mute di quel delinquente di Scajola. Già. Ditemi voi se non è proprio la morte che ci vuole. L’unica vera igiene. Se non ci vogliano i Death. Perché poi, signori cari, qui siamo nel 1987 e ci troviamo innanzi al primo vero album di death metal mai prodotto. Un capolavoro assoluto. In cui i riff violenti per la prima volta si combinano coi testi gore. E i temi saranno pure quelli di un film horror ma cos’è talvolta la vita se non un orrore? Così mi lascio martoriare un bel po’ da Chuck. Che ha quella rabbia e quella cattiveria che non mi meriterei a dire il vero. Che, forse, avrei più bisogno di violini o di Bach. Ma, alla fine, funziona. Come spesso. Come sempre. Perché succede ogni volta che i grandi classici ti riconcilino col mondo. Che resta si una grande merda. Una vera morte. Ma gente come Chuck lo rendono un supplizio quasi tollerabile. Quasi resuscitandoti. Quindi, eccovi i Death. Qui