lunedì 15 ottobre 2012



MISCHA MAISKY - BACH CELLO SUITES
Oggi voglio meravigliare. Si. Visto che molto spesso mi viene detto che posto musica per timpani troppo robusti e che i timpani di siffatta specie sono più rari dei panda, stamattina vi confesserò che il vostro brutallaro di fiducia ha pure un’anima classica. E, quindi, allieterò il vostro sicuramente tragico inizio di settimana con la carezza di un disco di Bach. Che, tutto sommato, classica e metal hanno molti elementi in comune. Sicuramente la difficoltà del tecnicismo, la profondità del modo di esprimersi e la rabbia dei sentimenti. Con la sola differenza che nel metal il naturale impulso alla rabbia è espresso con chitarre a volte distorte e ciò non è ancora socialmente accettato. Come, in fondo, non era completamente accettato neppure il buon Johann Sebastian. Che, in fin dei conti, era un brutallaro del cazzo pure lui. E per questo si metteva il parruccone per andare su e giù a far concerti tra chiese, corti e teatri. Perché era un fottuto calvo. Oltre che un maledetto genio. Senza saperlo. Come tutti i geni della storia. E se fosse campato tre secoli dopo io lo vedrei pure a fare headbanging al Sonisphere. Ma ormai non c’è più. E ci dobbiamo accontentare delle reinterpretazioni. Che bisogna starci attenti però. Perché Bach lo suonano tutti. Cani e porci. E la fregatura è sempre in agguato. Bisogna perciò saper scegliere ed io scelgo sempre sto lettone folle. O che tale sembra mentre in delirio quasi orgasmico attacca con il preludio della prima sonata. Mischa Maisky. Una garanzia. Soprattutto se ti piace il suono del cello. Un doppio cd per atmosfere che possono essere pure erotiche. Quindi consigliato anche per le porcellitudini. I volumi sono il 3 e il 4. Qui