martedì 18 settembre 2012



MESHUGGAH - OBZEN
Cazzo. Cazzissimo. Guardate voi cosa mi va a capitare… che giusto ieri sera mi sono accorto che sul mio blog non ci sono i Meshuggah, senza dubbio una delle mie band preferite, e di cui non mi sono mai degnato di scrivere nemmeno due merdose righe. Perché, effettivamente, compaiono qua e là con qualche pezzo ma li ho colpevolmente dimenticati tra i miei ultrasuoni. Dunque, bastonatemi. Randellatemi. Flagellatemi per questo. Che non merito indulgenza. O forse si. Perché, in effetti, sto per ravvedermi e un giusto perdono sarebbe auspicabile, magari con uno di quei bei gesti altruisti, tipo un pompino. Visto che, in fondo, sto per proporvi non un disco qualsiasi ma un vero capolavoro a firma di questi favolosi svedesi. Per cui, signore e signori, inginocchiatevi e prostratevi davanti ad ObZen! Che già dal titolo si vede che è un lavoro ben pensato e non una scorreggina in salsa metal. Che, come Mårten Hagström docet, siamo infatti innanzi a una cosa un po’ Obscene e un po’ Zen che ha tutta l’intenzione di rappresentare, riuscendoci, come le persone riescano a passare dal sollievo del relax al commettere atti osceni. È un album, nel suo complesso, più estremo dei suoi predecessori e ciò me lo fa indubbiamente preferire. E Bleed è un brano che equivale alla Paranoid di sabbathiana memoria per come viene proposto, urlato, sbraitato fino al gran finale. Al punto che non si può dire che sia un pezzo di metal. Ma è il metal. E se tutto l’album scorre comunque senza sosta come un Bacardi giù per il gargarozzo, è pur vero che, alla fine, è tutto quel sanguinare che ti rimane nei timpani. Una breccia nel muro del suono. Una chicca. Ovvio che, come sempre, siamo innanzi a un disco che non è per tutti, ma questo pezzo è un assoluto. E potrebbe finire lì. E che sempre siano lodati i Meshuggah. Mentre voi andatevene in pace. Qui