giovedì 13 settembre 2012



3° OCCHIO E 3a GAMBA
Esco. Cammino. Salgo. Scendo. E, in tutto questo percorso, osservo. E noto donne di mezza età che parlano da sole. Qualche volta alla palina del bus. Qualche volta al sedile della metro. Spesso incazzate. Perché sbraitano. Furenti. Completamente esaurite da vite troppo complicate. E poi ci sono quei ragazzi con la mutanda di fuori. Babbi natale che spuntano sfrontati. Fuori stagione. E uomini ragno. Batman. O perizomi troppo piccoli incastonati dentro a carni fresche di glutei che non sempre sono abbastanza sodi. Sono ragazzette che giocano alla provocazione. Senza averne l’arte. Per cui vergogna ed imbarazzo si intersecano col fastidio. E tra la folla c’è sempre quello coi cuffioni. Roba che nemmeno Terminator-X avrebbe il coraggio di indossare. E, invece, con una camicia bianca e una cravatta blu ci stanno. Senza giacca però. Ma con un PC a tracolla. Che fa parecchio trendy. E fa molto idiota. Mentre universitarie sbarazzine traccheggiano sui monitor di oggetti da 500 euri. Touchscreen ad alta definizione che valorizzano i movimenti di dita affusolate ed affrescate con smalti dai colori lisergici. E poi c’è la vecchia. Che guarda da fuori. Da un altro tempo. Che non capisce perché non può farlo. E che, quindi, nemmeno ci prova. Mentre io mi domando se sono il solo a vedere questo scorrere del tempo. Che Dea dice che c’ho il terzo occhio. Come il terrorista Carlos, uomo di forti contraddizioni ma sicuramente di grande astuzia. Che, nel corso di un’intervista fatta in un cimitero, riusciva a ricordare anche tutti i nomi scritti sulle tombe che gli scorrevano di fianco mentre camminava e parlava. È il terzo occhio. Quello che mi piacerebbe avere ma che, in verità, non ho. Anche se poi, ammettiamolo, il mio rammarico vero è quello di non avere una terza gamba. Che conta un po’ di più.