lunedì 10 settembre 2012



FRACCHIA, FANTOZZI E LE PARALIMPIADI
PaoloVillaggio mi sta sul cazzo. Anzi, preciso, i suoi personaggi nel loro essere grotteschi mi piacciono pure. Fanno sorridere. Magari a denti stretti ma lo fanno. Perché Fracchia e Fantozzi, in fondo, siamo noi. Mettono il giusto sgomento su quello che sono le nostre vite. Ma lui no. Lui non mi fa ridere. Raramente l’ho sentito dire qualcosa di intelligente. E mi sta anche sulle balle con quell’altezzosità da artista pseudo borghese che detesto proprio. Però stavolta ci ha beccato. Che ci vuole, ogni tanto, che qualcuno frantumi la vetrina del perbenismo e dell’ipocrisia dicendo le cose come stanno. Perché le paraolimpiadi che si sono appena concluse sono uno show di merda. Triste. Decadente. Pietoso. Uno spettacolo di cui tutti se ne fottono ma che tutti fanno finta di celebrare perché bisogna farlo. Perché sta bene farlo. E non credo di mancare rispetto verso chi ha subito disgrazie tanto impietose se affermo che è un genere di show che non dovrebbe avere quella cassa di risonanza. Che, a ben pensare, non è nemmeno qualcosa di democratico. Perché una partita di basket organizzata per gente in carrozzella discrimina comunque chi sta su quella medesima carrozzina ma non ha nemmeno le braccia per muoverla. E, rimanendo nel medesimo sport, se si fanno le olimpiadi di basket per chi sta in carrozzina è giusto pure che esista analoga competizione per chi, come me, è alto un metro e un cazzo. Invece a me tocca competere con Kobe Bryant che, se permettete, rispetto a me è figlio di un dio superiore. Ribadisco però che sia giusto che chi ha delle inabilità abbia i suoi spazi. Trovo corretto che tutti abbiano una possibilità. Ma rappresentarla in questa maniera pietosa è del tutto indegno. E a me fa venire solo in mente la copertina di Suitcase of Mutilated Entrapment dei Basket Of Death.