domenica 2 settembre 2012

Fatte rare eccezioni, sono giorni che non parlo con nessuno. Intere giornate che, forse, scambio qualche parola con qualcuno ma soltanto senza accorgermene. L’anziana vicina. Il collega rompicoglioni. La tabaccaia con gli occhi verdi che tanto è lesbica e non c’è verso che dica qualcosa di più di quattro euro e trenta. E poi con la fruttivendola. Che mi piacciono le pesche. E lei crede che la voglio molestare perché sono sempre lì. Del tutto ignara di essere un cesso senza tempo. E che sono giorni che io non proferisco parola. Che non mi va. E che, se qualcuno mi si rivolge, è solo un’illusione che io lo stia a sentire. Perché io sono sordo. Oltre che muto.