mercoledì 29 agosto 2012


ELOGIO DEL BORSELLO
Vado a Marsiglia. E incontro i miei vecchi che sono le uniche persone che mi abbiano mai voluto bene senza condizione. Senza aspettarsi nulla. Oltre al mio cane. È inteso. Anche se lui una carezza se l’aspettava sempre a dire il vero. Finché non è morto steso da una R4 di merda. Ma quella è un’altra storia. Comunque ci sono pure gli amici. Quelli che trovi sempre lì, sempre presenti, sempre sull’attenti quando li cerchi. Anche se non hanno mai un cazzo che ti possa risolvere qualcosa. Se non una birra in frigo, qualche disco nuovo da farti sentire e mezz’etto di fumo. Buono ma mai sufficiente. E a volte credo pure non necessario. Ma anche quello è un altro discorso. Sta di fatto che Benoît il fumo adesso lo tiene dentro ad un borsello comprato da Celio. Nero. In ecopelle. Probabilmente idrorepellente. Così decido che lo voglio pure io. Perché mi sono rotto i coglioni di tenere tutto nelle tasche dei jeans. Che per questo io l’estate la odio. Così decido di diventare femmina pure io. Vado al negozio e ne acquisto uno. Uguale a quello di Benoît. E scopro che, in realtà, fumi più fumo ma meno sigarette perché il pacchetto non c’è mai verso di trovarlo. Si nasconde. E sta qui è una cosa buona. Solo che ci fai pure la figura della checca. Ma alle ragazze piace. E, semmai, non me ne fotterebbe un cazzo, anche perché si sono esauriti i tempi in cui potevo contare sull’apparenza. Dunque, mi tengo il borsello. Almeno fino a settembre. Che è comodo, bello morbido e, se mi gira, ci infilo dentro pure il cazzo.