lunedì 27 agosto 2012


SESOS TRITURADOS - TE'ONGUE MBO'IHA
Giro stanco per questa città ferragostana. Che solo apparentemente è vuota. E bevo birra. Campari Mixx. Mojito. Ma fumo poca erba. Perché non c’ho ragione di rimanere lucido ma non me ne frega un cazzo dell’erba. Che voglio godere di quelle cose che mi mantengono in vita. E in quel bar c’è una grazia universale. Totalizzante. Per cui mi fisso su quella ragazza che non ha un culo ma un monumento. Un mausoleo ai caduti. Tanti deve averne trucidati sui marciapiedi e sulle strade con quel suo modo di incedere. I tacchi alti. I fuseaux aderenti ed altrettanto corti. Giusto un rinforzo al perizoma sempre che questo ci sia. E la sua amica pure meriterebbe un’iniezione, penso. Anche se forse ha un fare un po’ più mignottesco. Ma non è male nemmeno lei. Solo che non si capisce cosa vogliono. Anzi, si capisce troppo bene. Così me ne torno a casa. E pure i viali dell’Eur sono pieni di figa. Zoccole. Ma non c’è grande differenza. Non la noti. Sono vestite uguali. Vogliono le medesime cose. In sostanza usano le stesse armi. Solo se le fai parlare noti una sottile differenza. Ma non sono i dittonghi a cambiare la realtà. Così mi piazzo nella mia chambre. Mi corico sul lettone e mi sparo questi Sesos Triturados. Che li avevo scaricati nel pomeriggio. Che non si sa mai che anche dal Paraguay non arrivi qualcosa di buono. E poi la copertina mi convince proprio. Si addice alla situazione. Una donna che tortura un uomo. A morte. Una delle leggi dell’umanità. Ma poi mi addormento vestito. E sto disco dovrò ascoltarlo un’altra volta. Qui