lunedì 16 luglio 2012


IPERTETTA ED IPOTETTA
Il Cucuzza si è dimesso. Anzi, lo hanno fatto dimettere con una ricca buonuscita che lo spronasse a togliersi dai coglioni nel giro di un breve tempo. In sostanza, lo hanno fatto fuori. Però fa festa. E tutto il cucuzzaro accorre all’evento, lieto per i più. Ma non io. Che, secondo loro, di questo cucuzzaro dovrei far parte. Ma non mi ci vedo proprio. Perché non mi piacciono gli addii. Non mi piace il Riesling a colazione. Non piace il Cucuzza. E non gradisco nemmeno il resto del cucuzzaro. Così me ne scendo al bar per un cappuccino. E a vedere se c’è un po’ di figa. Ma ci sono solo ste due. Che mi sa che non si stanno raccontando niente di che. E non mi aspetto che si domandino perché la puttana debba dimettersi mentre il puttaniere può ricandidarsi. Hanno altri interessi. Parlano di tette. Un buon argomento. Che in effetti una è molto dotata. L’altra non ce le ha proprio. Così ipertetta si fa vanto del suo decolté tutto abbronzato. Illustra tutte le cremine che si spalma sulla spiaggia. E pure il movimento rotatorio consigliatole dal dermatologo. Anche se poi ammette che portarsi dietro quel fardello qualche volta la infastidisce. E che, spesso, la invidia. L’ipotetta. Che ha un sussulto d’orgoglio sostenendo che non potrebbe far footing se avesse tutta quella sovrabbondanza di carne. E infatti c’ha un bel culo. E, proprio mentre sto valutando quelle natiche, mi chiedono la mia, cazzo. Non me ne intendo, dico. Cerco di fare il neutrale. Mai prendere una parte in questi frangenti. Mai. Come non te ne intendi? In una donna io guardo solo gli occhi. E sorridono. Anzi, sghignazzano proprio. E il culo. Aggiungo. Allora ipotetta si satura di vanità. Sa d’aver vinto la sfida. Mi paga la colazione. Io insisto che no. Ma insiste pure lei. E cedo. E poi penso che dovrei farla venire nel mio ufficio. Tanto il Cucuzza si è appena tolto dal cazzo e per un po’ di tempo avremo un po’ di sana anarchia.
ASPENDOS: Teatro Greco