martedì 19 giugno 2012


BUCANEVE
Per me si tratta di una patologia da studiare con accuratezza. Per cercare di capire bene come sia possibile che più si sprofonda nel fosso colmo di merda nel quale siamo precipitati e più spuntano fuori fior di teste di cazzo che si ergono a maestri d’etica. Perché è inconcepibile che il paese che ha fatto della corruzione un simbolo nazionale e pure un vanto (visto che nel mondo civile non siamo secondi a nessuno) si pregi di dubitare della moralità degli altri. Che, probabilmente, santi non sono. Ma a casa dell’impostore, si sa, pure un mentecatto è signore. Per cui il terrore del biscotto che ha pregnato la vita degli italiani in questi giorni mi ha fatto parecchio incazzare. Perché siamo noi che abbiamo tanti processi aperti per biscotti dati, fatti, ricevuti. E non gli altri. Che, forse, sono solo più bravi di noi a non autosputtanarsi ma, fino a prova contraria, agli occhi di chiunque, i veri immorali restiamo noi. Che quindi dovremmo tacere. Per cui sono contento che l’Italia abbia passato il turno dietro alla Spagna. E per ciò ho goduto al gol della roja quanto a quello di Balotelli. Mentre pensavo a quei vecchi biscotti Bucaneve che comprava mia nonna. Che li vendevano in due confezioni ben distinte. Quella de luxe, grosso modo un barattolo di latta che finì per essere il contenitore del materiale da cucito della mia cara ava, e quella più light. Meno costosa. Ma per un uso da tutti i giorni. Una confezione cilindrica dal diametro di circa 8 cm e dalla lunghezza di 30. Il fallo che tutti hanno sempre desiderato. L’oggetto con cui mi piacerebbe sodomizzare tutti questi guru della morale di cui è in overdose il paese. Dispiacendomi solo perché, probabilmente, si frantumerebbero quei biscotti che tanto mi ricordano la mia nonna. Perché ora ci sono quei cazzo di Mulino Bianco. Quelli della famigliola felice. Un altro grande inganno.