martedì 12 giugno 2012


L’EUROPEO ME LO FA MOLLO
L’Europeo me lo fa mollo. Forse perché non sono mai stato un buon nazionalista. Probabilmente perché sono un apolide di merda. Ma resta il fatto che il calcio giocato a livello di nazionali non mi ha mai arrapato più di tanto. Non mi ingrifa per niente. E così è per queste partite. Non ci posso fare niente. Del resto è uguale pure per i Mondiali, manifestazione per cui l’Italia, di norma, diventa folle. Ma io no. Perché quando giocano le nazionali non c’è quel meraviglioso senso di appartenenza al mucchio. Alla famiglia. Ciò pur essendo distinguibile un mucchio nel quale, tuttavia, io non mi sono mai riconosciuto parte. Perché un buon mucchio rappresenta quel che sei. Un buon mucchio è la squadra della tua città. Del tuo quartiere. Dei tuoi amici di sempre. Quella che gioca football in quel tempio di cemento che hai frequentato così tante volte che, se domani ci dovessi ritornare, potresti ritrovare e riconoscere tutti quelli che ci avevi lasciato poco tempo prima. Seduti su quei medesimi gradoni in calcestruzzo. Perché io lo so, quando vado al Velodrome, chi trovo e dove lo trovo. Perché non ci sono cazzi. Ma così è una famiglia. Pure quando va in vacanza. Per cui, se pure andassimo all’Amsterdam Arena, in una trasferta fumata, magari in una sera di primavera, azzeccherei almeno il 50% di quei matti che hanno deciso di seguire la squadra fino lì. Mentre chi c’era ieri io non lo so. Chi c’era domenica nemmeno. Chi sono quei signori? Non mi è dato a sapere. Non sono amici miei. Penso. Guardando una partita che mi fa il fallo a millimetri. Pensando però che una donna non dovrebbe mai fidarsi di un uomo che non segue il football.