lunedì 28 maggio 2012

LA LUISA MICA È BALOTELLI
Ormai è di gran moda negli ambienti manageriali. Si prende un po’ di gente dell’azienda, la si porta in un bell’hotel di qualche rinomata località turistica, li si chiude dentro con un bel giro di chiave e, poi, gli si comincia a spiegare come gestire una squadra coi controcazzi. Il che potrebbe risultare pure gradevole. Perché pranzi e cene sono sempre all’altezza della location, perché c’è sempre qualche collega che merita di essere lumata a dovere e perché, tutto sommato, il valore del gruppo in ambito lavorativo è un valore sano. Solo che, ogni cazzo di volta, non mi puoi mandare come docente un coach sportivo! No. Perché non è la stessa cosa. Perché ci sono fattori e variabili completamente diversi nel dover gestire Balotelli o la signora Luisa. E a me è lei che tocca. La cinquantenne totalmente esaurita perché è rimasta sola con tre figli a carico, con un marito fuggito da casa per 40 chili di carne migliore. E che il centravanti non sa nemmeno chi cazzo sia. Che poi, in fondo, per gestire bene delle risorse umane, è sufficiente conoscere soltanto i punti deboli delle persone. E Balotelli i suoi punti deboli te li comunica alla grande. Sono la Ferrari e la figa. E quindi basterebbe fargli ben capire che, se continua a fare il testa di cazzo come fa, molto presto non avrà più né una rossa di titanio né una rossa in carne. C’est très facile. Ecco la motivazione! Alla signora Luisa, invece, che cazzo le racconti? Trattasi di corpo umano totalmente vuoto. Senza stimoli. Senza ambizioni. Con sogni del tutto interrotti. E c’hai voglia a portarmi come esempio l’ennesima merdosa vittoria olimpionica. Qui i cinque cerchi non c’entrano un cazzo. La Luisa è morta. E, in realtà, servirebbe un medium.