venerdì 18 maggio 2012

IL CAVALLARO
È soprannominato il Cavallaro. Ed io che, in realtà, non lo frequento molto, credevo che fosse per quella cazzo di coda di cavallo che persiste a sfoggiare senza pudore nonostante l’evidente incanutimento dei capelli. E invece no. Era ed è il Cavallaro per ben altre ragioni. Per la sua passione per gli ippodromi. E per il gioco. Così il giudice più giudizioso di Roma chiama in azienda, ci convoca tutti quanti in tribunale e ci impone che d’ora innanzi il Cavallaro debba guadagnare solo metà del suo stipendio. L’altra metà della mela dovrà essere corrisposta direttamente alla moglie e alla figlia. Che stanno alla fame. Perché quel figlio di una buona donna del Cavallaro si sputtana tutto con quei cazzo di equini di Tor di Valle. Ed io sta cosa non la sapevo. Quindi mi stupisce. Certo, mi ero accorto che il soggetto era una bella testa di cazzo, ma non pensavo che arrivasse al punto di puntare sui quadrupedi tutto il suo stipendio tra il 27 ed il 31 del mese. Che c’ha ragione la moglie a sto punto. Si può essere così coglioni? Puntare tutto sul cesso di Capannelle manco fossimo alla Mandrakata? Io non lo capisco proprio. E non le tollero ste cose. Con tutte le migliori maniere che esistono per scialacquare il proprio denaro. E mi perdoni per questo il vecchio Charles. Che, probabilmente, da lui io ho ereditato soltanto l’arte di mettermi nei guai, di dolermi e l’immortale passione per la fica.