martedì 24 aprile 2012

PIÙ FOTTING, MENO FOOTING
In questi giorni mi è capitato di stare un bel po’ a casa. Dove ho riflettuto. Fumato. Sbollentato. E mi sono costantemente sciolto in un indicibile spavento. Anche se, in fondo, avrei preferito sciogliermi nell’acido ribonucleico. Per rifarmi nuovo. Meno difettoso. Più funzionale ad una vita serena. Ma, poi, l’unica cosa sensata che ho trovato da fare è stata qualche bella passeggiata. E ne ho fatte un po’. Qua e là per Roma. Che, nonostante la pessima fauna che la popola, resta una città delle più stupefacenti al mondo. E mi sono accorto di una cosa. Che la gente corre. Ma dove cazzo corre? Perché? Corrono da tutti i pizzi. In ogni dove. Sulle consolari. In mezzo agli scarichi delle automobili. Nei parchi secolari e nei giardini delle periferie. Sulle spiagge di Ostia e sul lungotevere. Ma che cazzo è tutto sta voglia di footing? Che cazzo è tutto sto sbattimento? Mi sono domandato. Perché, per me, il desiderio di una forma fisica strabiliante è del tutto fuori senso. Perché non mi sono chiari gli obiettivi. Perché non si può desiderare in quella maniera di campare in eterno. E perché, in fondo, sono meglio 50 anni di fotting che 100 di footing. Tanto, presto o tardi, bisognerà morire. Ed io credo che se ne debba avere sia la consapevolezza che la dignità. Insomma, considerando che la vita è essenzialmente dolore, sto sgarbo di merda di voler diventare highlanders a tutti i costi non ce lo dovremmo proprio riservare.