mercoledì 11 aprile 2012

Apprendo adesso di quante soglie possa avere il dolore. Perché, in effetti, questa cosa non mi era proprio mai stata chiara prima. Perché credevo esistesse un massimo, un assoluto. Invece no. La sofferenza sembra non avere perimetri o confini di sorta. Può espandersi all’infinito. Durare smisuratamente. Ed io credevo che solo la morte potesse farti giungere a simili cuspidi. La perdita di una persona cara. Un affetto importante. Ma la realtà delle cose è che l’ineluttabilità della morte ti aiuta a contenere il dolore entro margini tollerabili. Il resto no. Perché non è ineluttabile. Che io non credo al destino. Non credo al fato. E quindi sto mutando in un cazzo di emo.