giovedì 29 marzo 2012

GUNS N’ROSES - APPETITE FOR DESTRUCTION
Postando Appetite mi si dirà che voglio vincere facile. Ma questo è effettivamente uno dei dischi più importanti dell’hard rock moderno. Uno di quei lavori che sta al metal di oggi come Bob Dylan stava ai canterini di Woodstock. Quindi, anche se ormai è desueto come l’Opus Dei e consumato come il culo di Sasha Grey, anche se i Gunners sono stati convertiti in autentica merda da Axl Rose, qui sopra questo disco ci doveva proprio stare. Prima di tutto perché è un’opera degnissima dal punto di vista musicale (si consideri sempre che era il 1987) e poi perché è pure una sorta di trade union tra la vecchia e la nuova guardia. Non solo dal punto di vista musicale. Infatti, se i Gunners sono tra i primi metallers che sono riusciti a sfondare il culo pure ad MTV, è pur vero che appartengono ad una generazione ormai estinta di rockers maledetti per davvero. Di quelli che passavano più tempo a vomitare succhi gastrici che a suonare. Di quelli che si attaccavano a un litro di J&B e lo buttavano giù come se fosse la gassosa della nonna. Di quelli che, alla fine, non ci hanno lasciato le penne solo per puro culo. Perché il presente, invece, è fatto da due correnti comportamentali diverse. Che ci sono quelli che fingono l’esecrazione, solo perché la maledizione paga sempre, ma nel segreto delle loro stanze bevono esclusivamente Tourtel. E quelli che si fanno di tutto ma in maniera leggermente più consapevole che in passato. Salvo che poi la sfiga è sfiga e all’inferno ce ne vanno ancora tanti. Con il risultato che, quindi, non si capisce più un cazzo. Come sempre quando c’è chi finge orgasmi e chi gode per davvero. Ma ciò rende tutto molto confuso. E, quindi, se vuoi avere una certezza, ti tocca ancora sentire Paradise City. Che, pur essendo un classicone piuttosto glam, resta pur sempre un’ode purissima alla migliore figa d’America. E a me non sembra proprio il caso di trascurare un tale inno al vero motore del mondo. Qui.