lunedì 26 marzo 2012

MEGADETH - SO FAR, SO GOOD... SO WHAT!
Quando avevo 10 anni Cintin ne aveva 20. Quando ne ho compiuto 15, lui era già arrivato a 30. E, quando sono arrivato sui 20, lui era già un fottuto quarantenne. Ora Cintin avrà grosso modo 60 anni e posso tranquillamente dire che se ne sia spesi più di quaranta in eroina. Ma non muore. Cintin resta vivo come quella puttana di Nairobi che ogni giorno si accoppia con decine di sieropositivi senza mai prendersi una stilla d’AIDS. E questi sono misteri belli grossi. Che però mi fanno gioire. Al punto che ogni volta che scendo a Saint-Lazare e lo vedo bighellonare per Rue de Crimée, Cintin mi rende felice. Come se incontrassi l’ultimo dei sopravvissuti. Certo, è rimasto solo, tutti i suoi compagni di ventura ci hanno lasciato la pelle, e tutti gli altri lo evitano come un cane rabbioso. Lo scansano i bianchi perché è un tossico di merda. E lo evitano gli africani perché è un bianco vizioso e debole. Ma la realtà è che lui è un superstite. Che ha il fisico di un cavallo. Ed è pure una persona molto cortese che, pur essendo stato per interi decenni il terrore di mia madre, mi era diventato amico sei mai propormi una pera. E il tutto accadde quando avevo circa 16 anni. Che conoscevo Cintin come insigne ladro di autoradio. Ed io avevo bisogno di una canaglia che mi fottesse alle bancarelle l’ultimo vinile dei Megadeth. Quindi gli commissionai la rapina per la modica cifra di 5 franchi. Ma Cintin non eseguì l’incarico proprio a dovere. Perché, quatto quatto, si intrufolò nel mercatino ma non ce la fece a trafugare il vinile. Prese quindi la cassetta. Se la mise in tasca e, onestamente, mi costò solo tre franchi. Io risparmiai. Ma anni dopo quella cassetta mi si incastrò nell’autoradio. Ma fa niente. So Far, So Good... So What mi rimase inciso nella mente. I quattro losangelini sarebbero poi arrivati al loro capolavoro qualche anno dopo, con Rust In Peace, ma il seme era ormai piantato come una spada nelle vene di Cintin. E un paio di cover metal dei Sex Pistols resero quel lavoro indimenticabile. E poi, sapere che In My Darkest Hour fu suonata pensando a Cliff Burton, rese la cosa quasi commovente. Perché c’è chi non sopravvive alla morte come il povero Cliff e chi, invece, sembra essere un immortale. Come Cintin. Per questo quando penso all’eternità mi viene spesso in mente Dave Mustaine. In questo disco qua.