martedì 6 marzo 2012

SAMPEI NON È CAPITAN UNCINO
Innanzitutto, non si è mai capito che cazzo ci facessero i fucilieri del San Marco al largo dell’India. Nessuno si è preoccupato di dircelo. Nessuno ce lo ha spiegato. Eppure in tanti si erano inquietati quando due fregate iraniane erano entrate nel Mediterraneo, ma nessuno si pone interrogativi se la punta di diamante della nostra marina solca le acque dell’Oceano Indiano. Ma io vorrei capirlo che cazzo ci facevano in casa degli altri le nostre macchine da guerra. Vorrei sapere. Anche se ho la sensazione che questo rimarrà un mistero. Però, pur restando all’oscuro sulla vicenda, due paroline sui coglionazzi che hanno scambiato Sampei per Capitan Uncino sono doverose. Perché non riesco a capacitarmi del clamore sui fatti. Perché, sarò anche tradizionalista, ma sono ancora tra quelli che credono che se assassini qualcuno è giusto che tu te ne vada al gabbio. E che se lo fai con le mostrine sul bavero la cosa non sia diversa. Che poi, se ci aggiungiamo che lo fai pure in maniera cogliona, mi pare del tutto sensato che quello sia il tuo destino. E non me ne frega un cazzo se erano acque internazionali o meno. Non mi importa un cazzo di giurisdizioni o competenze. Quella è gente che va portata in tutta fretta alla galera più vicina! Che non si possono lasciare troppi cretini allo stato brado. Che in libertà sarebbero pericolosi. Per l’umanità, per i colleghi e pure per se stessi. Giusto rinchiuderli, dunque. E, possibilmente, senza privilegi. Senza che ci si scandalizzi. Perché, in fondo, quanti detenuti ci sono nel nostro paese in attesa di un processo? E quanti di questi sono stranieri? Io ho l’impressione che se ci facessimo un giretto per Regina Coeli ci accorgeremmo che la maggior parte degli ospitati non parla una frase di italiano. Eppure stanno dietro alle sbarre. E non sappiamo se ci debbano realmente stare. Quindi non ci si stupisca troppo di quello che leggiamo e che ci fanno vedere. E, visto che siamo italiani, non stupiamoci se altri si comportano come tali. Anche perché, tutto sommato, ci è andata bene così. Perché, se Sampei si fosse difeso, probabilmente oggi celebreremmo un paio di funerali di stato. E, in tempo di crisi, non possiamo permetterci tante cerimonie…