lunedì 5 marzo 2012

HOLY MOSES - STRENGTH POWER WILL PASSION
Sarà che siamo entrati nella settimana delle mimose. Sarà che tutto l’ossigeno intorno a me si sta impregnando di odori femminili. Sarà che io ci sto bene dentro. O sarà quel che cazzo volete, ma stamattina avevo una gran voglia di sentire una female band. Che forse, ritenevo, mi avrebbe pure aiutato ad iniziare meglio la settimana. O, forse, erano solo gli ormoni. Fatto sta che mi sono portato al lavoro gli Holy Moses, una delle poche metal band con voce femminile che reputo attendibili. Perché, non me ne vogliano le mie amabili frequentatrici per l’insopportabile misoginia, ma io sono fra quelli che restano convinti che il metallo si debba fare con corde vocali maschili. O, al limite, con quelle di Rosy Bindi. Ma, ogni tanto, c’è qualche gruppo che mi sa smentire. E sti crucchi sono fra questi. Infatti fanno trash da quasi 30 anni con una vera leonessa dietro al microfono. Sabina Classen, l’eccezione che sconfessa la (mia) regola. E un’eccezione lei lo è davvero, non fosse altro perché è stata la prima donna a usare il death growl. Anche se questo disco, in definitiva, resta un classico metal in stile teutonico. Dunque un lavoro per trashisti puri perché non si discosta di un millimetro dalla buona tradizione. Forse, come lavoro nel suo complesso, è un pure un passetto indietro rispetto a qualche lavoro precedente. Che si sente l’impiegabile assenza di the first husband. Ma il cambiamento non si può pretendere dalla pantera di Aquisgrana. E il disco, nel suo complesso, resta terremotante. Ruvido quanto richiesto. Aggressivo quanto basta. Perché Sabina non fa parte del gruppo di smorfiose che squittiscono su accordi metal come da cliché del momento. Lei ci mette sentimento, forza, tenacia. E si sfiata cingolando come un vero panzer. Al punto che non possiamo che augurarle ancora tanta prosperità. Che noi abbiamo bisogno di donne come lei. Incazzate ma non isteriche. E, semmai, resta solo da chiedersi perché il marito non suoni più nella band. Che non c’è più. Ma lei si. Qui.