venerdì 24 febbraio 2012

METALLO O MORTE (SOTTOTITOLO: DIO FA L’HEADBANGING)
Quando abitavo nel nord-ovest, il mio punto di riferimento per i concerti è sempre stato Milano. Certo, qualche volta si andava pure a Torino ma, per lo più, si finiva sempre al vecchio Palatrussardi, al Forum o all’Alcatraz. Solo che io a Milano non ci ho mai abitato e quindi, ogni volta, mi toccava succhiarmi un bel po’ di chilometri in macchina per raggiungere l’agognata meta che, spesso, era situata in mezzo alla nebbia o immersa in una nuvola di zanzare. Fu così che, quando mi sono trasferito a Roma, ho pensato che, finalmente, avrei potuto presenziare a qualche bel gig senza dovermi per forza fare un culo ciclopico per arrivarci. Solo che non è così! Che mi sbagliavo. Perché Roma, la più grande metropoli italiana con 2 milioni e mezzo di abitanti e circa 5 di residenti a vario titolo, è totalmente fuori da ogni cazzo di percorso metal. Così scopro che i Napalm Death suoneranno persino a Modugno (BA) ma non nella capitale. Che i Metallica si fermeranno a Udine insieme ai Gojira (!). Che i Sepultura faranno Piacenza. E i Suffocation, coi Cattle Decapitation, saranno a Retorbido! Che dove cazzo sia sto re torbido non lo so. Ma a voi pare normale? Non vi pare che ci sia una strana congiura per non far giungere la musica del diavolo alle porte di San Pietro? Io lo penso da parecchio tempo. Anche perché ho visto concerti a tante latitudini ma solo a Roma mi è capitato di incontrare quelle merde di Militia Christi a far volantinaggio davanti ai locali per cercare di redimere i metallari. Gente brutta. Sporca. Pure cattiva. Ma comunque buona per il loro brodo di cazzate medioevali. E insomma, se non è gentaglia quella… che non s’è ancora resa conto di una cosa. Che per quanto ci riguarda è metallo o morte. Mentre per quanto concerne il loro dio, beh… se davvero esistesse, probabilmente loro sarebbero i primi che si vorrebbe inculare. Che poi, forse, ce lo vedrei metallaro pure lui. In prima fila. Con la faccia presa a prestito dal figliolo. A fare headbanging coi capelli fradici di sudore. Per urlare al mondo che ci ha fatto uno scherzo da prete. E che ora possiamo tranquillamente fotterci l’un l’altro.