lunedì 20 febbraio 2012

CON UN CORIANDOLO NEL CULO
Esco di casa presto. Con una fata e l’Ape Maia. Ma, nonostante tutto l’impegno del mondo, giungiamo tardi a quel bordello di maschere e giullari. Che il lungotevere è sempre una merda. Ma, a carnevale, pure di più. Comunque arriviamo. Anche se cavalli e cavalieri sono già sul piede di una guerra mal rappresentata. Che non fa ridere. Ma non fa piangere. E ciò potrebbe bastare. Ma l’Ape Maia se ne fotte. Ed io con lei. Intanto, un venditore di colossei e centurioni fa l’occhiolino alla fata. Che c’è abituata. Lei ne schiva abilmente lo sguardo e si mette a parlare con la madre dell’uomo tigre. A me, però, preoccupa di più il bambino ragno. Che ha inventato un gioco del cazzo coi toniolini di Piazza del Popolo. E sta coinvolgendo l’Ape Maia. Così, solo l’enorme culo di un piovasco inatteso mi salva da un omicidio di piazza. O, meglio, da un infanticidio. Che penso che Erode avesse avuto idee condivisibili, mentre mi riprendo per mano le mie maschere e le trascino in un bar per una cioccolata calda. E la fata è una strafiga che mi rialza il morale. L’Ape Maia, invece, mi sorride con gratitudine per averla liberata dal tormento di un carnevale romano. Così, allegramente, torniamo verso il lungotevere. L’Ape Maia ha le ali bagnate. Ma solo quelle. Non si dovrebbe ammalare, sentenzia la fata. Ma m’ammalerò io. Che mi deprimo per ste cazzate. Finché non scovo un negozio che non avevo mai visto prima. È un panificio che spaccia assenzio. Via di Tor Millina. Caldamente consigliato. Compriamo dei dolcetti alla crema. E mi concedo un quarto di litro del famigerato distillato bohemienne. Impacco tutto e porto a casa. E la serata decolla. Il gatto coi croccantini della Royal Canin. L’Ape Maia coi dolcetti alla crema. Io e la fata sbragati sul divano a recitare i poeti maledetti. Che in fondo la vita non è male. Una donna favolosa. Un’ape sorridente. Un gatto dormiglione. E un infuso verde che ci schiarisce le idee. Dovrebbero distribuirlo dai rubinetti, penso. Dovrebbero farci degli acquedotti, penso. E questa è l’ultima cosa che mi viene in mente poco prima di precipitare. In un delirio d’amore e con un coriandolo nel culo.